Perché in Italia, patria del neorealismo, è così difficile accettare lo stile "reale" e vero in pubblicità? Me lo sono chiesto spesso sia guardando i nostri spot (a dire il vero anche i nostri film) che cercano, senza nemmeno troppo crederci, di appare realistici, sia soprattutto ascoltando le improbabili pubblicità radio che tendono allo stesso scopo, ma che sono quasi sempre over-acted, esagerate e finte. Attenzione: chi dovesse ingenuamente pensare che realizzare uno spot radio "vero" sia più facile che realizzarne uno recitato, sbaglierebbe di grosso. Lo stile finto-vero è una delle cose più difficili da realizzare per bene. Se sai di non poterci riuscire, è quasi meglio andare direttamente sulla commedia. E' quasi priva di rischi e il risultato è più o meno sicuro. Prendiamo come caso tipico un classico dei classici della pubblicità alla radio: la telefonata. Ecco qui sopra un esempio di una finta telefonata assolutamente credibile. Non a caso fatta in America. Vuole essere realistica, e ci riesce benissimo. Oro a Cannes tre anni fa. Se ascoltate il 95% delle finte telefonate dei nostri spot radio, sono finte fino al disgusto, io non le posso più sentire, mi verrebbe da prendere per il collo il copy o l'art (io, che sono uno pacifico) e dirgli: ma ti pare che la nonna, o lo zio, o la mamma, parlerebbe così? Se fossi in grado di dare consigli direi: usate quando possibile voci non di attori professionisti in questi casi: faticherete il doppio ma la gente vi crederà. Altra cosa è se volutamente si decide di sposare la commedia e l'esagerazione: in tal caso va bene tutto e non discuto. Ma lo stile vero mal riuscito è ancora uno dei gap più grandi che ci dividono dal resto del mondo della pubblicità, non solo radiofonica. Sarei pronto a giurarlo sulla pera mozzicata del mio Mac.
Elvis has left the building.










