venerdì 5 giugno 2009

Anche molti antipatici, però.



Vogliamo forse negare che Obama sia una nice person? Certamente più dei due suoi predecessori alla casa bianca, che in ogni caso fecero uso di droghe. E quanti simpatici amici o conoscenti avete che hanno fatto uso di droghe, leggere o meno leggere, senza che questo abbia inficiato per sempre la loro immagine presso di voi? L'assunto da cui parte questa campagna inglese può sembrare Disbanded, ma non è detto che lo sia. Cito: "The situation where people have to deny, hide or, if found out, regret their drug taking is simply absurd. The public is tired of the artificial representation of drugs in society, which is not truthful about the fact that all sorts of people use drugs". Naturalmente il resto dell'articolo si sofferma anche sul disastroso effetto delle droghe sulla società e sugli individui, pur invitando a una maggiore chiarezza nelle legislazioni, e a non fare di tutt'erba (già) un fascio. La cosa che però qui mi preme notare, è la democratica possibilità di esistenza di un messaggio come questo su un mezzo pubblico. Mi pare di averne visto uno simile a Roma ieri. L'autista assomigliava, e forse era, Alemanno. (thanks to Federico Russo)


Elvis has left the drugs.

giovedì 4 giugno 2009

Cannes come un vecchio disco dei Supetramp.



Dopo averci bastonati per anni, finalmente anche Cannes prende qualche legnata. Meno 20% sulle iscrizioni dei lavori, con punte di -40% per i paesi più rovinati dalla crisi come la Spagna. Gli organizzatori del Festival, che come sappiamo vivono sull'anello "Divisione di Cassini" di Saturno e non hanno alcuna idea dell'aria che tira quaggiù, hanno anche quest'anno aumentato i prezzi per tutti, delegati e lavori iscritti, confidando forse di cavarsela con l'ennesima categoria-bluff, la "PR", che ha racimolato la pochezza di 400 lavori iscritti. Si dovrebbe essere tristi per la prima flessione del festival più divertente e importante del mondo, e invece non si può non sorridere. Perché magari dal prossimo anno qualcosa cambierà: tariffe più basse, possiblità di far partecipare più giovani con costi più accessibili, e - se posso aggiungere la mia - un maggior rigore nella scelta delle campagne premiate. Che siano "ad hoc" va bene, ma essere presi per il culo come è capitato lo scorso anno forse mina la credibilità stessa del festival. O almeno così pare, se i numeri contano ancora qualcosa. Anche il nostro ADCI, nonostante gli inviti accorati, non ha saputo distinguere tra "ad hoc" e "palesemente impossibile che possa essere uscita su questo mezzo", e così ne vedremo di paradossali anche sul prossimo librone, e sul rispettivo variopinto sito.

Elvis has left the building.

venerdì 29 maggio 2009

Per qualche secondo ho pensato che fosse uno spot per Air Dumbo.



Ancora aerei, giusto per rifarci gli occhi. Curioso no? Uno spot sociale, firmato IFAW, è dieci, cento volte più curato di uno istituzionale con grandi budget potenziali alle spalle. Animals are not souvernirs. Grandissimo Dumbo.

Elvis has left the building.

giovedì 28 maggio 2009

Suggerirei un terzo payoff per la campagna radio.



Per comprendere quale variopinto far west sia diventata la comunicazione italiana oggi, basta soffermarsi sul caso di questo spot Alitalia. Lungi da me il giudicarlo dal punto di vista creativo (tra l'altro è opera di amici), questo joke palesemente fatto in casa è stato assegnato dalla compagnia di bandiera a un'agenzia diversa da quella che segue la sua comunicazione, la Publicis. Amici pure loro. Le testate di settore hanno anche dato ampio rilievo a questo lavoro probabilmente realizzato con iMovie in pochi minuti e massicciamente pianificato sulle reti nazionali. Il che non è un giudizio in sé, anzi: viva le idee povere (e abbasso Only You). Mi domando solo che senso abbia, ad esempio, uscire con due payoff diversi in uno stesso periodo di tempo: "Fatti per volare alto" sulla stampa e "Alitalia vola con te" in Tv. Io non ti dico di dover scegliere tra Publicis e Mortaroli & Friends (anche se sì: potresti pure sceglierne una, ci hai pure indetto una gara), ma almeno decidi: sei fatta per volare alta o voli con me? Perché non si può viaggiare con due payoff. Non è serio. Anzi, è il minimo del ridicolo. Significa che non hai un'identità, non sai dove vuoi andare, non sai nemmeno bene chi sei. Eppure non ho letto da nessuna parte una disamina su questo. Advertising Age lo avrebbe fatto, se una cosa del genere fosse successa in UK a British Airways. Ma qui la stampa di settore è inesistente, specie quella critica: abbiamo a malapena i blog. E sono pure pochi. Poi dice come mai l'Italia non vince a Cannes, e i creativi guadagnano poco, e l'ADCI non è autorevole.

E Elvis has left the building.

mercoledì 27 maggio 2009

The Decapitator.



Sui muri di Londra molti poster (specie pubblicitari) perdono la testa ad opera di questo artista Disbanded chiamato The Decapitator. Il quale non si limita a mozzare la testa dei suoi soggetti preferiti, ma aggiunge anche un suo tocco splatter personale. A me piace The Decapitator. Amo soprattutto il suo nome, così da cattivo dei supereroi Marvel, o meglio ancora di una puntata di Leone cane fifone.

Elvis has left the building.

lunedì 25 maggio 2009

Torna la Portfolio Night (7).



Torna la Portfolio Night per la seconda volta a Milano, l'11 giugno 2009. In contemporanea in tutto il mondo, ragazzi aspiranti pubblicitari incontrano chi potrebbe dare loro un lavoro: i direttori creativi di un bel po' di agenzie, tutti in un colpo solo riuniti in una stanza. Pagano 40 euro all'organizzazione, mostrano il portfolio e ricevono in cambio consigli o nel migliore dei casi un "ti chiamerò". Effettivamente molti dei ragazzi incontrati lo scorso anno, oggi lavorano. Se sia una fortuna o una condanna, non so dirlo. Se siano ben pagati o ben sfruttati, nemmeno. Però resta il fatto che se sei così incosciente da voler fare il pubblicitario, oggi, nel 2009, la Portfolio Night rappresenta un biglietto che vale la pena comprare. Pagare per fare un colloquio in un posto dove, se va bene, non verrai pagato può sembrare Disbanded, ma in effetti sì, lo è.

Elvis has left the building.

giovedì 21 maggio 2009

Come se avessero tolto l'obelisco.



Oggi è l'ultimo giorno della Saatchi&Saatchi a Piazza del Popolo, e questo è un post di auguri per la quarta vita della mia ex-agenzia (dando per scontato che in un'agenzia le sedi rappresentino le vite, cosa che io credo). Solo chi ha vissuto a Roma può sapere cosa abbia significato quell'ufficio, non solo per chi fa questa professione, ma anche in fondo per tutta la città degli altri mestieri. Era, ed è ancora, la più grande agenzia di Roma, e quei corridoi vennero calpestati un po' da chiunque, illustrissimi o ciarlatani, celebrità o sconosciuti figuri, politici e imprenditori. Ci sono passati tutti, anche i cani di Marina Ripa. Ma il segreto del suo successo nelle vite 1, 2 e 3, fu essenzialmente uno: il fattore H, il tessuto umano. Negli anni di vita 1, 2 e 3, la gente avrebbe lavorato lì anche a metà prezzo - in effetti questo succede anche oggi ovunque, ma per ragioni diverse - perché era felice di andarci la mattina. Erano ovviamente altri tempi, c'erano altri denari, altri sogni, altri proprietari (vive la difference!) e altri capitani. In un ambiente del genere era chiaro che fiorissero le idee: succede sempre così quando lavori divertendoti. E fu essenzialmente per questo che la Saatchi Roma divenne per molti anni l'agenzia più creativa in Italia, insolitamente trainando anche la sede di Milano nella sua bella corsa, distinguendosi come un caso mondiale tra tutte le Saatchi. Quel posto guidato dal folletto dagli occhi furbi e dal carisma incredibile, che dalle sue tre finestre così centrali poteva mettere ogni giorno il punto alla frase Tutte le strade portano a Roma. Oggi la corsa continua nella vita #4, a via Nazionale, a ranghi un po' ridotti ma ricordandosi (questo è il mio augurio) di infilare in uno scatolone lo stile che le regalò Paolo Ettorre, l'uomo delle vite 1, 2 e 3.

Elvis has left Piazza del Popolo.