mercoledì 18 aprile 2012

Garage-non-subliminal advertising.



Ecco Marquese Scott, aka Nonstop, alle prese con uno strepitoso dubstep in un garage. Nemmeno troppo subliminale, appare una Peugeot alle sue spalle. Piazzata lì, senza trucchi ai danni di chi guarda il video. Come a dire: sì, è una pubblicità, e allora? Bello anche il modo di scoprire il claim ("Let your body drive") nel finale. Se avete mai visto qualcuno muoversi/ballare meglio potete mandarmi una mail.

Elvis has left the building.

martedì 17 aprile 2012

ADCI Awards/2. TV e Cinema, solo lavori veri.





Nella categoria TV e Cinema degli ADCI awards, alla fine, si vedono solo lavori reali. Inteso come realmente pianificati. Questa per un festival di pubblicità è quasi una notizia. In un clima disteso, senza cecchini né voti interessati, vengono quindi votati i migliori spot passati in Italia nel 2011/12 (anche se mancano i lavori di due agenzie importanti: BBDO e United). Il divario con le cose che passavano in televisione solo fino a pochi anni fa è abissale; l'industria degli spot non solo è in crisi, ma ha anche abbassato di tanto il suo livello qualitativo. Le idee si sono spostate altrove, come si sa. Dal mucchio vengono comunque tirati fuori una quindicina di bei film, e ne vengono premiati tre. Vince l'Uomo piuma di Sorgenia, lavoro vero, delicato, per un cliente difficile, ma senza andare oltre l'argento. Seguono due bronzi per i 3 soggetti della campagna Polo - un po' penalizzata dal doppiaggio - e Toyota. Sfiorano il bronzo due film di Ikea (iscritti direttamente dalla casa di produzione). Per noi il film visivamente più bello è Burn di Publicis, e tutti pensiamo che prenderà l'oro in Execution (solo dopo verremo a sapere che quella giuria gli ha preferito Leroy Merlin, comunque bello, entrato anche da noi in shortlist). Assiste alla votazione la giurata italiana a Cannes Isabella Bernardi, che difficilmente sfiderà i metal detector dell'aeroporto di Nizza a giugno riportando in Italia dei Leoni di metallo. 

Elvis has left the building. 

lunedì 16 aprile 2012

Uno skate park in Uganda.





Le altre belle immagini in questo sito. Ciò si può definire Disbanded. Dai commenti alle foto
vi segnalo questo: "Nice park! It is better than anything in my shitty city (MIAMI)"

Elvis has left the building.


ADCI Awards/1. Gli studenti modello.

Sabato scorso all'ADCI, dopo aver partecipato alla veloce giuria Tv e Cinema (di cui parlerò in un altro post), mi sono ritrovato seduto al tavolo dei lavori della categoria Studenti, tradizionalmente striminzita e deludente qui da noi. Semi-addormentato dopo la pacifica votazione nella penombra della saletta TV, sono stato risvegliato un pezzo alla volta insieme a tutti gli altri giurati, tutti concordi nel dire che - stavolta - le cose uscite dalle scuole di pubblicità erano di livello superiore. Riporto qui sotto i quattro-cinque lavori che avevamo deciso di premiare, prima che ci rivelassero che in questa categoria, per regolamento, non si assegnano premi. (Ignoro il perché di questa regola, ma certamente ci sarà). Ad ogni modo questi sarebbero stati i nostri vincitori, in ordine sparso. Noterete come alcuni di questi lavori siano all'altezza se non più belli di lavori che si trovano nelle categorie principali, considerando poi che molti sono solo layout. La campagna con i dinosauri che si accoppiano proteggendosi al punto da estinguere la specie, potrebbe non sfigurare su una parete di Cannes, per un prodotto talmente "bello" e saccheggiato dai fake di tutto il mondo, da essere diventato paradossalmente difficile. La scatola della pizza per esaltare il 3D Sony è un divertente esempio di guerrilla/DM, o non so cosa altro. Il lavoro editoriale COME (che nei due jpg non ottiene affatto giustizia), era un incartamento splendido e voluminoso, un lavoro degno dei migliori art. I topi che ballano quando il gatto si trova a pranzo è un' altra campagna che ha raccolto sorrisi e consensi. Per non farci mancare nulla segnalo infine un sociale sul pericolo dell'inquinamento aereo. E garantisco che c'erano almeno altri 4 o 5 lavori degni di essere citati (radio, operazioni e virali), che sono comunque entrati in shortlist. Non posseggo i credits di nessuna di queste campagne, ma se i ragazzi vogliono postarli possono farlo nei commenti. E si scoprì che erano dei vecchi.










Elvis has left the building.

venerdì 13 aprile 2012

Il rock mi chiede che fine ha fatto il mio spirito rock.






Ma perché invece non parliamo di te? Sei nato dal canto degli schiavi, hai fiancheggiato i diritti civili, disturbato dittature; hai innervosito la Regina, preoccupato i proprietari di hotel, spaccato chitarre, esaltato i flipper; sei rinato nei garage, hai riempito vallate, e hai avuto i più bei teatri giù nelle cantine. Sei stato vinile, pieno di graffi, poi anche cd, ma sempre pieno di graffi. Sei stato locandine, fanzine ciclostilate, bootleg. Ai bei tempi sei stato più influente dei politici. Ma oggi guarda come ti sei ridotto: vivi negli mp3, suoni solo nel mio iPod e vuoi che io ti legga su una rivista patinata - che non ha niente del tuo vecchio spirito - come Rolling Stone. E vieni a chiedermi che fine ho fatto? Io? Il tuo spot radio mi piace anche, ma tu, Rock made in RS, sei insopportabile quasi quanto Virgin Radio quando mi chiama "fratello".

(Un'immagine del rock quando era in vita)


Elvis has left the building. 

SnackMan, il supereroe che mangia patatine.



Quando c'è una rissa nella metro, arriva lui: SnackMan. L'uomo che mangiando patatine riesce a sedarla.
Non è una pubblicità, non è un virale ad hoc, è solo un video che  rimbalzando qua e là (oggi anche qui) ha reso una certa popolarità a questo architetto di 24 anni, che vive a NY si mantiene calmo con mangiando caramelle gommose e patatine. Non gommose, auspicabilmente. Maggiori dettali qui.

Elvis has left the building. 

giovedì 12 aprile 2012

Push to add comedy.



In una anche troppo tranquilla cittadina del Belgio compare una colonnina in mezzo a una piazza. Sopra c'è un pulsante rosso, e un cartello: "Premilo per scatenare il dramma". Alcuni passanti lo ignorano, ma per forza di cose la scritta è invitante. Come se qualcuno scrivesse "non aprire per nessun motivo" sopra una scatola, in casa vostra. Una volta premuto il pulsante, si scatena una situazione che dovrebbe essere drammatica, ma in realtà è comica: ambulanze che si perdono i malati, scazzottate, donne nude in moto.  Trattasi di un ambient/virale per la tv americana TNT dedicata alle serie drammatiche. C'è un po' di confusione di generi, ma almeno sono già un pezzo avanti per il lancio del canale comico.

Elvis has left the building.

mercoledì 4 aprile 2012

Don't make a wave, 1971.





Sembra il fotogramma di un film di Wes Anderson. Al timone un Disbanded con la fascia da tennis tra i capelli. Accanto a lui, con un libro in mano e la cinta tutta spostata a sinistra, un omone rassicurante e certamente buono. In realtà è una foto del 15 settembre del 1971, e racconta la prima spedizione ever di Greenpeace,  alla volta di Amchitka, nel Pacifico settentrionale, per protestare contro un test nucleare degli Stati Uniti. La bomba esplose comunque. Il comitato che si opponeva a questa distruzione aveva un nome bellissimo: Don't make a wave. (Da distinguere e separare nettamente da un altro movimento, nato a NY nel a metà degli anni '70, che si chiamava No Wave, che a sua volta si opponeva o replicava alla New Wave. Mal di mare? Yes).

Elvis has left the building.

martedì 3 aprile 2012

Best places to work 2012.



Come ogni anno, Advertising Age pubblica la sua lista dei "Best Places to Work" della comunicazione. Un'iniziativa molto nobile, che va a cercare motivi profondi o superficiali per essere felici di andare a lavorare in un certo posto ogni mattina, dall'altra parte dell'Oceano. La cosa che mi ha impressionato dell'elenco di quest'anno, è che non conosco praticamente nessun ufficio dei primi 20 nominati. Tolta la Deutsch, e un paio di altri nomi che ho sentito citare qualche volta per sbaglio, il panorama descritto è quasi interamente composto di sigle a me sconosciute. Le foto che accompagnano questa classifica mostrano spesso impiegati che fanno dei balletti, che sono sdraiati uno sopra all'altro, che suonano degli strumenti. Le ragazze indossano dei baffi finti, e gli impiegati dichiarano nei loro questionari blind di lavorare in piena fiducia accanto ai loro pupazzi gonfiabili. Magari quando tornano a casa sono infelici, ma intanto in quelle foto e in quelle risposte dimostrano di essere con pieno diritto nella classifica. Il fatto che non siano nomi conosciuti la dice lunga su quanto sia attivo, vitale e in movimento il settore quando ci allontaniamo dalle nostre coste. Penso alla situazione dei giovani italiani che vogliano entrare a lavorare nella comunicazione, ancora così orientata al classico, e provo a stilare mentalmente anche io una classifica. Che naturalmente dovrebbe comprendere strutture che oltre a offrire un ping-pong possano anche dare delle certezze di qualche tipo. O almeno prospettive, merce ancora più preziosa. Mi deprimo subito e scrivo questo post. Allora mi piacerebbe che a stilare una classifica del genere fosse una testata giornalistica, ma poi capisco che in Italia non sarebbe facile. Forse non sarebbe nemmeno possibile: i tre o quattro giornalisti di settore faticherebbero a trovare delle strutture sane e piacevoli, e una volta individuate dovrebbero distinguere, con i loro pochi mezzi, tra la fuffa e il benessere reale. Fa bene quindi chi consiglia ai più giovani di cercare - potendo - di partire con una sicura nave Costa verso le Americhe? O magari migrare a Pechino o in Australia, come hanno fatto alcuni che conosco, o nella più vicina Germania? La mia personale impressione è che oggi si possa restare qui e provarci. Avendo praticamente toccato il fondo si tratta di scavare e scendere ancora più giù (ma è faticoso) oppure  - come l'istinto suggerirà - di darsi una piccola spintarella con i piedi per riguadagnare metri. In fondo è una cosa per la quale un tempo siamo stati anche famosi.

Elvis has left the building.



venerdì 30 marzo 2012

Where's the beef?



Spot per cultori degli spot. Un regista di film porno ha la segreta ambizione di diventare regista pubblicitario: quindi è insolitamente perfezionista, quasi maniacale nella cura del dettaglio, e infarcisce il suo film di riferimenti alle pubblicità storiche di ogni tempo: dal celebre "Where's the beef?" agli schiaffi dell'uomo Tango, al domino di oggetti di Honda Accord, ed altri ancora. Lo spot è girato da Chris Palmer, e serve ad attrarre nuovi talenti per la rassegna di Cannes "Saatchi&Saatchi new Director's showcase"2102, uno degli eventi clou del festival dal 1990, e anche uno di quelli che giustificano in qualche modo l'esorbitante prezzo dell'iscrizione come spettatore. (thanks MyPredictions)

Elvis has left the building.

The Artist.




Questa chiarissima e lucidissima intervista di John Heagrty è l'unica che valga la pena ascoltare sul mestiere di creativo pubblicitario da molti anni a a questa parte. Tutte altre, scritte o filmate, specie dei nuovi guru, sono aria fritta in confronto. Particolarmente interessante è il punto (4'28") su cui da anni tutti ci arrovelliamo: come mai in pubblicità siamo tutti pagati per fare del nostro peggio? In quale altro mestiere capita di sentire il cliente che dica (per esempio al cuoco): la prego, non faccia una cosa così buona? O all'architetto: questa casa è tropo bella, la peggiori un po' per favore. E se lo dice Sir John Heagarty, che lavora in una delle due o tre agenzie del mondo in cui queste richieste non sarebbe ammesso farle, si vede che la situazione è grave. I numeri dicono che negli anni '90 l'apprezzamento della gente per il nostro lavoro era al 36%. Oggi è sceso al 10%. Se ci fate caso, la stessa sorte - o anzi ben peggiore - è toccata alle remunerazione del lavoro creativo, ed è illusorio pensare che le due cose non siano collegate. Perfino per la BBH, dice Mr H, sarebbe la fine se smettesse di fare grandi campagne. Ma Sir John va anche oltre. Dice una cosa che non avevo mai sentito dire a un pubblicitario, o a chi parla di pubblicità: vendere è un'arte. E lo è sempre stato. E io che ho sempre sentito dire il contrario. Ma alla fine credo che con quel carisma, vendere qualsiasi cosa a chiunque sia più che un'arte, uno scherzo.


Elvis has left the building.