Il 1° aprile esce un libro che racchiude la ricchissima o poverissima storia delle campagne per il Budget Hotel Hans Brinkner. Per me una case history tra le più belle, intelligenti, fruttuose e piacevoli degli ultimi anni, firmata da Kassels Kramer's. Prendere il punto debole del tuo prodotto, e cavalcarlo fino allo sfinimento: uno dei cliché che i seguaci della Disbanded philosophy inseguono e - è il caso di dirlo - sognano invano da anni.
In un'interessante (ma alla fine un po' pallosa) intervista a Cannes all'interno del Diary of a Creatve Director, il pluri-decorato creativo brasiliano Marcello Serpa esprimeva un concetto interessante e al tempo stesso antico: nel lavoro creativo, la qualità deriva anche dalla quantità. Se produci due Gorilla, hai il doppio delle possibilità che almeno uno sarà buono. Se fai 100 campagne, avrai maggiori possibilità di individuarne una decina assai creative. E se ne fai 1000, le possibilità aumenteranno, e così via. La cosa ovviamente si ripercuote sui premi: conoscevo un'agenzia brasiliana che lo scorso anno aveva inviato a Cannes 380 lavori stampa: più di uno al giorno, festivi inclusi. Ora che inizia la stagione dei premi e riconoscimenti creativi, sarebbe interessante sapere se la Quantity generale dei lavori iscritti ai festival sia scesa di molto, portandosi appresso anche la già cagionevole Quality. Voci dall'ADCI parlano di un sensibile calo delle iscrizioni chiuse venerdì (in compenso sono cresciute le categorie). A Cannes non so ancora se ci sarà per la prima volta da anni un calo, ma è probabile di sì. Nel frattempo i nomi dei giurati italiani iniziano a circolare: ne conosco (e ne stimo molto) ben 3. Piuttosto: ma con tutti i soldi che fanno, perché quelli di Cannes non danno un ritocco al sito, mai così brutto e confuso?
L'esclusivo fazzoletto dell'indice Dow-Jones dal 2004 al 2009. Ottimo anche per asciugarsi le lacrime dei 28 dollari dei suo costo. (thanks Winkler+Noah)
Grande piccola perla creativa uscita sul Time Out di Sidney. Il brand in questione (da noi Oil of Olaz) si distingue sempre per annunci bellissimi ma super-nascosti o clandestini. Forse hanno scoperto che le idee belle fanno invecchiare, e non ce l'hanno detto.
In occasione dell'imminente pranzo di presentazione, potresti giungere da lei con un bel piatto da portata con atleta di Catch (l'antesignano del Wrestling), oppure di Ultraman, o anche del probabile suo ex idolo Charles Bronson. Tutte creazioni che potete trovare a Le garage Pierre Blanc. Comunque i tempi cambiano, e conosco mamme, anche abbastanza adulte, che apprezzerebbero di certo. I fiori portateli direttamente nel vaso dei Kiss. (thanks Andrea)
Heaven dei miei da sempre amati UNLKE, appoggiati e rimontati dal mio idolatrato Disbanded Spike Jonze nel film Fully Flared, che ci mise quattro anni a uscire. Le esplosioni sono vere, è napalm. Per un'esperienza ancora migliore consiglio: a) di vederlo da You Tube, in HD. b) delle cuffie, e volume alto. b) di aspettare di arrivare almeno a metà.
In questo molto gradevole scritto per Advertising Age firmato dallo skater miliardario Alex Bokusky, il fascinoso creativo della CP&B spiega tra l'altro come le agenzie più piccole e snelle (un tempo anche la sua lo era) possano avere un ruolo determinante nello scenario catastrofico attuale. E parla di nomi. I nomi delle agenzie. Quattro righe mi hanno incuriosito, e le riporto per vostro diletto e insegnamento: "Whatever happened to naming agencies after the partners? Call me old-school, but if you have a name like Ari Merkin, the world needs to see it on some letterhead and real big on the side of a building. Merkin is a wonderful name, and the word is actually worth looking up in Wikipedia. You won't regret it.
Do it now. I'll wait ..." A me piaceva anche BAD, comunque.
Anche se non è certo una novità, vale la pena riproporre il video più Disbanded di tutti quelli che riguardano le dead-or-alive celebrities: il presunto (e unto) Jim Morrison che se la spassa facendo rodei in un ranch dell'Oregon tra vecchi cowboy. Lui poi che amava i Navajo. Disbanded è anche il fatto che il DVD con tali esilaranti prove venga venduto a 29 dollari. Un classico della videografia DSBND.
Perché in Italia, patria del neorealismo, è così difficile accettare lo stile "reale" e vero in pubblicità? Me lo sono chiesto spesso sia guardando i nostri spot (a dire il vero anche i nostri film) che cercano, senza nemmeno troppo crederci, di appare realistici, sia soprattutto ascoltando le improbabili pubblicità radio che tendono allo stesso scopo, ma che sono quasi sempre over-acted, esagerate e finte. Attenzione: chi dovesse ingenuamente pensare che realizzare uno spot radio "vero" sia più facile che realizzarne uno recitato, sbaglierebbe di grosso. Lo stile finto-vero è una delle cose più difficili da realizzare per bene. Se sai di non poterci riuscire, è quasi meglio andare direttamente sulla commedia. E' quasi priva di rischi e il risultato è più o meno sicuro. Prendiamo come caso tipico un classico dei classici della pubblicità alla radio: la telefonata. Ecco qui sopra un esempio di una finta telefonata assolutamente credibile. Non a caso fatta in America. Vuole essere realistica, e ci riesce benissimo. Oro a Cannes tre anni fa. Se ascoltate il 95% delle finte telefonate dei nostri spot radio, sono finte fino al disgusto, io non le posso più sentire, mi verrebbe da prendere per il collo il copy o l'art (io, che sono uno pacifico) e dirgli: ma ti pare che la nonna, o lo zio, o la mamma, parlerebbe così? Se fossi in grado di dare consigli direi: usate quando possibile voci non di attori professionisti in questi casi: faticherete il doppio ma la gente vi crederà. Altra cosa è se volutamente si decide di sposare la commedia e l'esagerazione: in tal caso va bene tutto e non discuto. Ma lo stile vero mal riuscito è ancora uno dei gap più grandi che ci dividono dal resto del mondo della pubblicità, non solo radiofonica. Sarei pronto a giurarlo sulla pera mozzicata del mio Mac.
Non aveva mai toccato queste vette di abisso, il blog che stai leggendo. La pagina delle più Disbanded bambole gonfiabili, inclusa quella di Florence dei Jefferson's. Un fenomeno che ha origini antichissime, se è vero che questa campagna è del 1971.
Ecco due campagne totalmente diverse tra loro, ma con qualcosa di raro in comune: sono allo stesso tempo belle, italiane, e curate nel dettaglio (che è la cosa più rara di tutte per la roba fatta qui da noi cialtroni). La colla è nata in DDB Milano, mentre l'artistica RS.it è merito della coppia Pepe-Siani di BBDO. Apprezzabili qui e qui gli altri soggetti.
La lingua inglese contempla un verbo bellissimo, che noi non abbiamo nemmeno la possibilità di tradurre. Il verbo è
to Disband. Quando un gruppo musicale si scioglie, loro dicono che è Disbanded. Ma Disbanded è anche una filosofia di vita, un modo di essere e di agire, una condizione umana. Sei confuso? Sei Disbanded. Non hai voce? Sei Disbanded. Sei tornato single? Sei Disbanded di nuovo. E questo è il tuo blog.