In questi ultimi anni Disbanded si sono moltiplicati i tentativi da parte di aziende, compagnie o istituzioni di puntare sull'orgoglio nazionale in comunicazione. Questo lavoro lo faccio da un po' di tempo, ma non ricordo un'analoga spinta in questo senso negli anni '90, né nel decennio scorso. Sono saltati tutti sul tricolore; forse sarà colpa dei 150 anni. Senza entrare nello spot voluto da Marchionne per replicare il successo della campagna
Eminem per Chrysler, mi chiedo: quanto è grassa la mucca dell'orgoglio nazionale? A me sorprende già che esista e pascoli, ma ammettendone la vitalità, quanti clienti può sfamare? È giusto pensare che l'amore patrio possa servire contemporaneamente a vendere automobili, banche, reti televisive, compagnie telefoniche, merendine, e tutto il resto? Ma soprattutto: gli italiani del 2012 possono ancora credere a pubblicità come queste? La mia sensazione è che gli italiani non si riconoscano più in questi spottoni, nessun istinto nazionale venga risvegliato, e che anzi monti anche una certa rabbia specie per i risvolti presi della FIAT e noti ormai a tutti. E in ogni caso, anche ammesso che ciò sia possibile, mi viene da chiedermi se fosse giusto farlo proprio con la Panda. Se è la Panda ciò che ci rappresenta meglio, allora mi spiego molte cose. L'operazione Eminem-Chrysler - molto più schietta e dura nei toni - risvegliava un'intera nazione ruotando intorno a dei simboli americani un po' più evocativi: la Chrysler, Eminem, Detroit. Era epico. Qui, alla fine dell'imbuto esce una Panda facendo anche un agile saltello dopo un dosso. Non si ribalta, è vero, ma forse non è abbastanza per farmi gridare ai quattro venti che questa è l'Italia che mi piace, e che io sono una Panda.
Elvis has left the building.