giovedì 17 aprile 2008

Se proprio devi fare il creativo, fallo negli anni '70. (Quando le idee erano ancora disponibili.)



Se non sapessimo già che le idee per le pubblicità sono illimitate e le possibilità infinite, inizieremmo a pensare che stanno finendo. Tutto è stato già fatto: a volte la penso anche io questa sciocchezza. Ma se mai un giorno accadrà che nessuna idea sarà più originale, sarà Internet a dircelo. I siti come Joelapompe e Coloribus hanno successo perché si divertono a scoprire le "copie". Che non sono quasi mai "copie", ma idee non sufficientemente originali per essere uniche. O spesso sono belle idee (come quella della foto) ma sfortunatamente già fatte. Per un creativo è frustrante, perché come probabilmente diceva Bill Bernbach essere originale è conditio sine qua non di un'idea bella. Eppure c'è qualcosa che non mi torna: se due geni, ai due estremi del pianeta, hanno la stessa intuizione, questa non dovrebbe valere più niente? Probabilmente non è così. Un'idea resta bella anche se qualcun altro l'ha avuta, semmai la copia-contemporanea le toglie un po' di smalto; e finiscono per impoverirsi a vicenda per sempre. In questo scenario, in cui anche le idee-meravigliose possono avere la loro copia da qualche parte del mondo, occhio a gridare nei corridoi dell'agenzia "mi hanno copiato!" brandendo la propria idea, magari non eccelsa. Si rischia di passare per Disbanded.
(E io ho un po' di invidia per i creativi che diventavano ricchi scrivendo: "E mo? Moplen!")

Elvis has left the building.

20 commenti:

On the sofa ha detto...

Quando si parla di copie ed originali mi piace sempre citare Karl Kraus.
Disse: "un'idea originale non è di chi l'ha avuta prima, ma di chi l'ha fatta meglio".
A volte concordo - naturalmente, Kraus è un genio - a volte mi rammarico: perché uno che ha visto una bella idea di qualcun altro dovrebbe avere la pretesa di poterla migliorare? ma sia! l'evoluzione è anche questo.

E poi c'è sempre la libertà di intuizione.

Anonimo ha detto...

Ragazzi, copiare è un’arte. E da sempre. Così è certamente arte Dante che copia la discesa negli inferi di Virgilio, che a sua volta la mutua da Omero. Oppure, Gabriele D’Annunzio che trae interi versi dal dizionario del Tommaseo. E perfino Leopardi non ha inventato la locuzione “passero solitario” ma, udite udite, l’avrebbe copiata da un madrigale (“vago passaro solitario”) di un oscuro medico letterato del Seicento, tal Francesco Antonio de Virgiliis.
D’altronde, scrisse Eliot, “i poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano”.
Ah, per onestà culturale, queste informazioni le ho copiate.

Fra, il vagabondo.

Anonimo ha detto...

Quanti insetti sono necessari per avvitare una lampadina? Nessuno lo sa. Appena si accende la luce, spariscono tutti! baygon, fa luce. L

Scherzo, sono d'accordo con on the sofa. E' come dire che il film A Bag's life è meraviglioso, senza aver magari visto the Antz. In questo caso, l'evoluzione funziona al contrario! Sherzo, L

Anonimo ha detto...

Un guru del marketing invece diceva che la copia rafforza l'originale. A parte questo, è capitato anche a me di pensare alla fine delle idee, ma quando vedo opere di Fontana e di Burri, confermo la regola; ovvero che le idee - in teoria - non finiscono mai. I due artisti hanno creato un modo "non convenzionale" di dipingere. La stessa cosa accade in pubblicità per il guerrilla e le nuove forme di comunicazione. Cambia la combinazione dei numeri e viene rimesso in discussione il significante. Il cambio di seguenza è più stimolante. Se un Povero cristo deve tirar fuori qualcosa di creativo non può sempre avere una pagina di un quotidiano, perfettamente stirata, sulla quale inserire la propria idea.

c.

Anonimo ha detto...

si ma se parliamo di arte nn parliamo di pubblicità, nn mescoliamo la cioccolata con la m.....

Gianni ha detto...

Bravo Fra. Aggiungo: un'idea non è mai totalmente originale né totalmente copiata.

Anonimo ha detto...

certo, non sommiamo le pere con le mele. ma se è possibile copiare nell'arte, perché non copiare in pubblicità.
F.

Anonimo ha detto...

Se copiare è un arte, chi copia è un genio o un bravo creativo? Si può definire creatore di idee, in una circostanza in cui esce un progetto già uscito? E' difficile dirlo brevemente, ma Chi crea crea, chi rimpasta un'idea, adattandola ad una visione personale è sì un creativo, ma non ha inventato niente di nuovo. Ed è per questo che prima ho citato Fontana e Burri. So bene che l'arte non ha nulla a che fare con l'Adv; ma quelli sì che hanno fatto qualcosa di creativo. Se ne sono usciti con fusioni e sgarri su tela, mentre gli altri stavano ancora a dipingere madonne con l'olio e la tempera.

Un saluto, Curtis.

francescos ha detto...

In proposito non ho niente di davvero originale da dire

Gianni ha detto...

Curtis, la tua osservazione, secondo me, è un po' semplicistica. Come dicevo più sopra, è difficile che un'idea sia totalmente originale o totalmente copiata. Anche la pregevole campagna qui sopra evidenziata da Ted, per titolo ha un luogo comune, una frase fatta della lingua inglese: "nowhere to hide". L'originalità sta in quello che, normalmente viene evitato: la pedissequa illustrazione dell'headline.

Quindi, spesso, si definisce originale un'opera semplicemente perché non si conoscono gli antecedenti che hanno fornito l'ispirazione all'artista. Oppure perché vengono trascurati.

La creatività è quasi sempre ricombinazione di elementi esistenti. In questo senso l'originalità è ben rara. Anche in questo caso la creatività è semplice ricombinazione di elementi esistenti (una frase fatta, certi accessori in filo nero per bagni e cucine estesi alla costruzione dell'intero bagno).

Anonimo ha detto...

Che gran mal di testa. La pubblicità non serve a vendere un prodotto? quindi l'unica cosa importante è che lo faccia bene.
Siamo professionisti, non artisti.

Anonimo ha detto...

mi trovo perfettamente d'accordo, basta coi pubblicitari che giocano ai piccoli artisti, l'Arte è un'altra cosa, rassegnatevi

Anonimo ha detto...

Gianni, non intendevo dire che l'arte e la pubblicità sono la stessa cosa. Anche se poi, vallo a dire a chi in giro per il mondo non si definisce di certo Art o Copy e che creano ugualmente per il web e l'adv. Comunque. Intendevo dire che ogni tanto ci vuole un cambio di direzione o si rischia di riproporre - seppur ricombinando - le stesse cose. E allora sì, che si potrebbe andare in contro ad un pensiero che porta alla fine delle idee. Il guerrilla ci fa vedere, che disegnando una spina elettrica su un pezzo di carta non attiri l'attenzione di nessuno (ai nostri giorni). Ma se disegni un cerchio simile ad una spina intorno a due paletti paralleli (quelli che spesso troviamo sui marciapiedi all'estero), allora sì che persuadi, perchè formi una spina elettrica gigantesca in mezzo ad un centro urbano. Perdonami per l'esempio. Ora rischio il mal di testa anch'io; ma personalmente l'annuncio "Nowhere to hide", dopo aver cliccato sul link "già fatte" non mi dice nulla. Non è nulla per me. Non voglio poi, togliere ogni forma di adv e lasciar vita soltanto allo street, ecc. Ma anche il fatto che tutto esiste e si rimpasta si sapeva. Se si deve rubare converrebbe trovare il modo per non farsi beccare. E tra i creativi è difficile (visti i siti e gli annual vari). Vedremo se sarà possibile in futuro avere colloquio con l'arsenico detto Lupin.

A presto, Curtis

Ted ha detto...

A mio avviso la pubblicità è una cosa molto più semplice e più piccola di tutti questi discorsi. Ce ne dimentichiamo spesso, e infatti la mancanza di leggerezza è uno dei mali della pubblicità italiana. L'arte, poi, lasciamola proprio perdere perché non c'entra nulla.

Anonimo ha detto...

Diciamocelo. Stimoli simili generano idee simili che in molti casi non chiamerei copie ma similitudini.

Faccio un esempio, El Corte Inglés questa primavera comunica con questo
http://youtube.com/watch?v=A1pNdYQkboo

dopo averlo visto a noi italiani (almeno a me) viene in mente Vodafone con questo
http://youtube.com/watch?v=oEkfZvgZ_co

È una copia? Direi di no.
Allora cosa è successo?
Primavera, natura, libertà, Jumanji.
Stessi stimoli, stessi spunti, idee simili.

Piuttosto tutto questo ragionare sulle copie o sulla paternità delle idee mi fa pensare che una pubblicità (l'arte non è il mio lavoro) si può dire ben fatta quando crea stimoli nei consumatori.
È abbastanza ovvio credere che un messaggio, magari nuovo, passa con più energia se comunicato in maniera unica. Meglio se originale o almeno mai vista prima.

Azz, ho appena riscoperto una roba simile alla USP, o quasi.

Ovviamente è solo una mia opinione. (Confermo, sono l'anonimo che lavora con gli automobilari).

Anonimo ha detto...

per tutti questi motivi elencati qua sopra, dirò una banalità, ma trovo sempre più indispensabile, nella pubblicità italiana, quella figura che pare essere di poca importanza, perché probabilmente non gliene viene data abbastanza o non c'è gente abbastanza brava da guadagnarsela: lo STRATEGIC PLANNER. Quello che dovrebbe sapere dove andrà il mercato e anticiparlo, quello che ti trova il modo giusto e originale e laterale per far sì che l'account scriva un ottimo brief e mettere il creativo nella posizione di poter lavorare su idee fresche. sennò continueremo a ricevere brief con scritto al posto di una USP: XXX ti garantisce benessere e massima soddisfazione, è il prodotto migliore sul mercato, fa bene alle mamme e anche ai bambini e ti fa anche il caffè.

pappappa

Gianni ha detto...

Ay, amigos, non ho detto che arte e pubblicita' sono la stessa cosa. Però il processo creativo e i concetti di originalità e copia sono analoghi nell'arte, nella pubblicità, nella ricerca scientifica, nella letteratura e in molti altri campi.

Anonimo ha detto...

Ay amigos? Ma come parli? le parole sono importanti! (scappellotto)

By nanni moretz

Anonimo ha detto...

Se proprio dovete copiare, non copiate dalle altre pubblicità, e in caso, non fatevi scoprire: brucate in pascoli abbastanza lontani. Ci sono fior di 30" che si limitano a copiare dalle barzellette. Ma nessuno tira la scarpa sullo schermo se c'è un briciolo di valore aggiunto. Una qualche lateralità, un qualche segno di rispetto per lo spettatore. Siamo cani da tartufo in cerca del valore aggiunto che ci elevi sopra la piattezza prodotta da un humus omogeneizzante e impoverito: stimoli identici, stessi nutrimenti culturali, stesso immaginario in cui tutti razzoliamo. Anni fa tutti a premiare i giapponesi, solo perché facevano qualcosa che non era mainstream. A volte faceva cagare, ma giù applausi semplicemente per il sollievo di vedere qualcosa di diverso. La nostra povera e minima creatività dovrebbe in fondo riuscire a dire le stesse solite cose in un modo minimamente gradevolmente tollerabilmente diverso. Nient'altro.

Dax82 ha detto...

E' il Paradiso dei pubblicitari questo blog,
mi sto divertendo un sacco!