martedì 23 settembre 2008

Disbanded test of the week #8.

Da quando - negli anni '50 - si scoprì che le idee pubblicitarie arrivano più copiose se si lavora in coppia, si è sempre avuta una certa remora a indicare quale dei due poli della scrivania sia il più fertile. Ecco perché il test è Disbanded. Ma è così vero che le idee arrivano sempre in due? Come alcuni dicono, è il copy il vero motore creativo? O accade più spesso che sia l'art, specie oggi che comanda l'immagine? Chiedo risposte, ma soprattutto obiettività. In palio c'è l'onore di due intere categorie, e 5 euro.




Elvis has left the building.

35 commenti:

Auariù ha detto...

C'ho pensato un po'!
*Tendenzialmente:
Fase brainstorming - ENTRAMBI
Stesura del concetto madre - COPY
Esplosione del concetto - ENTRAMBI
Farsi il culo al mac - ART con il copy alle spalle.

Ho detto na' cazzata?!

DAVID YOUMORE ha detto...

Io la penso esattamente come Auariù.

Anonimo ha detto...

Ho votato l'opzione 3 (gioco di squadra), ma alla luce della mia esperienza personale (e dei miei colleghi) posso dire che le idee del copy in genere sono più strategiche e/o attinenti al brief. L'art, invece, tende a sparare cazz... ehm, sparare nel mucchio senza farsi troppi problemi. Sta poi al copy raddrizzare il tiro dell'art e far sì che la sua idea c'azzecchi col brief. Inoltre sta al copy scrivere dei bei titoli anche quando l'art si limita a trovare una foto nelle banche immagini e grugnisce svogliatamente "scrivi un titolo a 'sto visual".

Graz

Ps: La grande Chiara Degli Occhi andava urlando nel corridoio dell'agenzia che i copy sono intelligenti e che gli art sono tutti stupidi. Naturalmente tutti gli art adorano Chiara, ça va sans dire!

ha detto...

Concordo con gli stimati (?) colleghi che mi hanno preceduta.

Anonimo ha detto...

Senza l'approvazione finale di the ego le affermazioni di youmore e auariù non sono credibili.

DAVID YOUMORE ha detto...

altrimenti che ego sarebbe...

Anonimo ha detto...

l'art è pagato per far girare la sua mano in maniera impeccabile e per avere delle idee vincenti.
Il copywriter è pagato per scrivere bene, avere idee vincenti, talvolta "da premio" (a seconda dell'agenzia) e declinarle su radio, web, Tv ecc.
Chi ha la maggior responsabilità nelle idee è sicuramente il copywriter.

Perchè:

1. Se un art è un Dio a livello grafico e magari non è bravissimo concettualmente, ci passano sopra eccome, assumendolo anche con orgoglio. Mentre un copy che non ha le idee è - come diceva Ted in un post passato - un "mezzo copy".

2. Se l'art sta chiudendo una campagna (o due) e non ha tempo per brainstorming, la responsabilità di trovare idee per un nuovo progetto andrà sicuramente al copy. E' lui che, dopo aver scritto i suoi testi, si troverà con mezza giornata davanti, che potrà condividerla con qualche account in cerca di un pollo. Mentre l'art risulterà (giustamente) impegnatissimo con le impaginazioni e/o con i rough e/o con l'assorbimento delle pippe mentali da parte di altri account.

3. Se al copy gli togli il lavoro delle idee, potrebbero anche assumere un giornalista per scrivere i testi. Come a volte, ahimè, accade. Anche se mi viene da dire: magari fosse un giornalista.

Comunque quando la tempistica non dà problemi il lavoro è di squadra.

Mr. Becks

Anonimo ha detto...

Ted, hai visto che gli Emmy per la miglior sceneggiatura tv e per miglior serie drammatica li hanno dati a Mad Man? Immagino tu lo conosca, in caso contrario, merita. Pubblicitari newyorkesi anni 60. Il direttore creativo in quegli anni era prima di tutto account, cioè responsabile primo del budget e del cliente a livello strategico tattico (ma non diplomatico), poi copy, poi a suo agio con le ricerche, e last but not least figlio di troia. Mi sembra un mix irresistibile: gli manca solo la mantellina. Però nei paesi anglosassoni è ancora un po' così.

Nicola ha detto...

La scintilla arriva inevitabilmente da una sola persona. Ma l'incendio si propaga solo se ognuno mette del suo. Ancora meglio, la coppia somiglia ad una reazione nucleare: solo con la loro fusione (o fissione) può avvenire una vera reazione a catena. A volte la coppia si scontra così tanto da creare un buco nero. Come quello di Ginevra. Nicola.

Auariù ha detto...

I'm waiting for "the ego"...

DAVID YOUMORE ha detto...

I'M WAITING FOR MY MAN: THE EGO.

Gianni ha detto...

Secondo me, in un lavoro di coppia, domandarsi se le idee vengono dal copy o dall'art è come domandarsi se il figlio nasce dall'ovulo o dallo spermatozoo. E' dall'incontro dei due che nasce l'idea, che sarà inevitabilmente diversa da come sarebbe stata se ognuno avesse lavorato per conto proprio.

Anonimo ha detto...

Creativamente gli art (ovviamente quelli che conosco io) mi sembrano più pazzoidi, il brief non se lo leggono mai tutto, si innamorano sempre della proposta più improponibile e magari ci dedicano 3/4 del tempo prima delle presentazione, pur sapendo che non passerà mai e poi mai. Poi si va in presentazione e scoprono l'acqua calda, quell'idea è improponibile. Escono e smadonnano perché non gli hanno passato l'idea, e gli tocca sistemare le altre. Per idee improponibili non intendo le idee belle ma che in Italia non passano mai, ma semplicemente quelle idee pazze, spesso prive di alcuna logica, non sense, a volte Disbanded e a volte manco quello.

I copy invece sono più attenti al brief, lo leggono più attentamente e cercano di "risolverlo" in modo sorprendente: cioè tenendo conto dei paletti del brief ma partorendo comunque qualcosa di molto intelligente.
Dax82

Anonimo ha detto...

The Ego adesso ha un blocco, ma torna.

The Ego ha detto...

Ops...tirato in ballo...ehmm...

Grazie per la stima (gradita anche se solo come presa in giro). EGO sentenza: IL CONCETTO E' COPY.
Il resto è di squadra.

Nicoruk ha detto...

the ego non capisce una mazza.

a livello creativo non c'è una predominanza fissa. a volte i concetti migliori escono dall art a volte dal copy.

se poi un art viene assunto perchè è un figo su photoshop allora chiaro che il copy è avvantaggiato.

ma a livello brainstorming entrambi devono essere solo e solamente dei creativi.

il tutto imho.

Anonimo ha detto...

Grande Ego. Welcome back!

sara ha detto...

Un po' come dire vuoi più bene alla mamma o al papà.

Anonimo ha detto...

Sì gioco di squadra sì, ma occhio a non spersonalizzare il lavoro. Ci sono art che sono mostri concettualmente e sanno pure fare capolavori grafici: e quelli hanno il mondo in tasca.
Ma se un art non caccia nemmeno un'idea ed è bravissimo con photoshop e/o flash (oltre ad avere un ottimo gusto grafico), può sempre reinventarsi designer o cose simili, o continuare a fare produzione. Il copy no. O meglio, potrebbe buttarsi nel Btl, ma anche lì servono le idee.
Secondo me, lavorare sul concetto è il lavoro principale del copy (a parte lo scrivere): è quello che gli viene richiesto principalmente. Poi, il gioco di squadra - come ormai accade in tutti i lavori - ovvio che c'è e si sente, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Mr. Becks

Anonimo ha detto...

A volte quando provi a ricordare di chi è stata l'idea non si riesce a risalire. E magari copy e art in cuor loro pensano tutti e due: l'idea è stata mia (?). Se poi la cosa va bene si fa festa in due e sinceramente. Se va male, un pò di colpe si scaricano sul dirimpettaio, ma senza dirglielo. E fondamendalmente quando si è felici della riuscita e il successo è provato, la coppia trova l'unità perfetta, una campagna e un'anima.

Anonimo ha detto...

Sarebbe bello se fosse veramente un gioco di squadra.

Per mia personale esperienza, l’idea viene sempre al copy che si trasforma per un primo momento anche in art director: dopo aver pensato ad un concetto, ci lavora su pensando al visual e poi alla head.
Quando è stato deciso cosa far vedere, entra in scena l’art che vaga per banche immagini alla ricerca della foto quasi perfetta.

Ho avuto esperienze, e le ho tuttora, di troppi grafici che si sentono e vengono definiti art director.

Ale

Anonimo ha detto...

fino a poco fa, su wikipedia non c'era la voce copywriter. stimo e ringrazio chi si è premurato di inserirla.

Ted ha detto...

Peraltro ha molte meno righe della voce "art director".
Anche questa è discriminazione.

luca scotto di carlo ha detto...

premetto, non è la stessa cosa, ma:

l'anno scorso ho assistito a un intervento di joe quesada (capo della marvel comics ed erede di stan lee) a cui hanno chiesto se era più importante la storia o i disegni e lui ha detto: "a disegnatori e sceneggiatori dico 50 e 50, ma in verità non è così: la storia è tutto."

così, tanto per rompere le palle agli art director.

Ted ha detto...

Peraltro l'Uomo Ragno libro avrebbe venduto una decina di copie in tutto.

FRa' ha detto...

Si puo' risalire a chi ha avuto la scintilla. Ma non a chi tra art e copy, ha sbattuto uno contro l'altro i sassi. Sasso art e sasso copy. Forse l'account? Comunque in Italia ce l'ha quasi sempre il cliente capo. L'ultima ideona.

Anonimo ha detto...

su wiki poche righe, ma efficaci. gli art, si vede, hanno bisogno di più spiegazioni ;)

Darkskywriter ha detto...

IMHO, l'essenziale in questo mestiere è saper riconoscere le buone idee tra le decine di cazzate che vengono sparate (indistintamente da art e copy) durante i brainstorming.

e questo devono saperlo fare entrambi, dato che poi sono loro a dover mettersi d'accordo su cosa presentare al dc e cosa uccidere subito.

credo sia questo che fa una grande coppia creativa, che quando salta fuori l'Idea entrambi la riconoscono e non hanno dubbi in proposito. può anche averla avuta l'account o il tizio che svuota i cestini, ma sono sempre art e copy a separare il grano dal loglio.

se uno dei due non ha questa capacità, può anche essere un mago di photoshop o della scrittura ma non è di nessun aiuto all'altro, né al proprio dc né alla propria agenzia.

get real ha detto...

Se parliamo della stampa, dalle nostre parti non si fanno grandi annunci e non ci sono grandi idee nè di un art nè di un copy, ma soprattutto di nessun fine stratega.Perlopiù sono in voga trattamenti art ormai piuttosto omogenei e non più distintivi di singole agenzie, che come una salsa coprono tutto e sono l'unica nota suonata dalla nostra povera pubblicità locale.
Dietro un manierismo così stucchevole non c'è nessun vero
processo di scambio nè tantomeno niente di creativo, ci sono solo dei moderni travet.

Travet che non sanno di parlare una lingua ormai morta e vivono una realtà che non è quella dove le cose succedono.

Anonimo ha detto...

gli art director non passano il loro tempo sui blog. Probabilmente perchè nella maggior parte dei casi c'è troppo testo e poche foto. ecco perchè i copy vincono i sondaggi.

un copy.

fabio ha detto...

secondo me il copy e l'art lavorano più o meno come i nostri lobi cerebrali.
tendenzialmente, e forse purtroppo, al copy é delegata la parte dedicata alla razionalità, mentre all'art quella irrazionale. ma se sono una coppia, le idee le producono insieme.

poi c'é la routine quotidiana del mandare avanti il lavoro, ma quella é un'altra questione e aspetto un disbanded test su chi dei due, tra il copy o l'art, si faccia più il culo in questo mestiere sempre più da disadattati_f

Anonimo ha detto...

Sì, discutiamo tra chi si faccia più il culo e chi è più faccia da culo, inteso come paraculo...

fabio ha detto...

...bhé, anonimo, nella vita reale siamo tutti un pò paraculi_f

Anonimo ha detto...

Cioè, fatemi capire: questi qui, i copy, vengono pagati per scrivere una frase ad effetto che non vada a intralciare le linee guida stilate da non so chi; poi ci sono quelli là, gli art, che si occupano della quasi sempre improponibile veste grafica smanettando col mac bianco in stanze bianche. Giusto? Se sì, ho deciso: voglio diventare copy, ché a mano libera sono una frana; ma se mi venite a dire che c'è da frequentare una scuola, giuro, mi offendo. Che faccio?

Anonimo ha detto...

Ma le idee non vengono da archive?
:)

Chi una buona idea la butta nel calderone, poi il copy legge il libro degli incantesimi e l'art gira il mestolo.