lunedì 23 febbraio 2009

In questo post non c'è niente di Disbanded, a parte l'anello di Mickey Rourke.



Non c'è nulla di Disbanded, ma c'è molto di triste nel vivere in un paese in cui c'è bisogno di ricorrere alla Storia per spiegare alla popolazione che i gay sono persone che hanno dato molto alla società e hanno molto sofferto, e che in fondo non fanno nulla di male (in sintesi, l'intervento di Benigni al Festival). Quando l'ho sentito non ho creduto alle mie orecchie: in che epoca sono sprofondato? In quali latitudini remote e inaccessibili? Poche ore dopo sempre a Sanremo Mr. Povia vinceva il premio della "Sala stampa Radio TV" (quindi un premio degli addetti ai lavori, cosa piuttosto grave) per la sua canzone che equipara i gay ai delinquenti comuni ("la madre era alcolista, il padre non c'era mai, ecco perché è venuto su così; ma si può guarire.", sempre in sintesi). Per fortuna dall'altra parte dell'oceano questi argomenti erano già obsoleti negli anni '70, quando Harvey Milk vinceva le sue battaglie, allungandosi fino ad afferrare una statuetta ieri sera per mano di un grande Sean Penn. Che, per concludere un weekend di Disbandedness, vittorie e sconfitte, dichiarava commosso dal palco: "Mickey Rourke rises again. I love you my brother''. Il wrestler sorrideva protetto dai suoi occhiali neri, abbagliandoci con i brillanti del suo big anello.

Elvis has left the building.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Ted,
Sanremo è la cartina di tornasole
del nostro paese e purtroppo ho come l'impressione che siamo regrediti un po' troppo, ci hanno abituati, la politica, la tv, la pubblicità, ad agire di pancia, seguendo facili istinti,
e dimenticando che la prima cosa da fare per capire la complessità dell'era in cui viviamo è accettare tale complessità ed indagarla piuttosto che cedere alle facili tentazioni di chi vuole che tutto sia semplice.
Diffidate gente

W Milk W Sean Penn

Yogasadhaka ha detto...

Anche se non ne condivido l'ideologia, non sottovaluterei l'effetto "inattese conseguenze" della canzone di Povia: in un modo o nell'altro ha sdoganato la bisessualità davanti alla platea del Festival di Sanremo. Anche se probabilmente involontaria, non è un'impresa da poco, nell'Italia post-democristiana.

Anonimo ha detto...

Ted, stiamo attraversando una fase inedita della storia: la restaurazione senza rivoluzione.
è un paese per vecchi.

Anonimo ha detto...

Long Live MICKEY ROURKE!
Vero disbanded dei nostri tempi.

Anonimo ha detto...

Trovo molto disbanded il testo di Povia che dice, mio padre mi disse non ti sposare e io sono diventato gay. Sta un po' alle pugnette che fanno diventare giechi.

Anonimo ha detto...

Eh no Ted. Il problema non è l'epoca in cui sei sprofondato, ma il paese in cui vivi. Se da una parte c'è un Benigni che deve parlare come se si rivolgesse a gente di due secoli fa, dall'altra c'è una comunità gay che non ha perso la capacità di indignarsi, ma ha smarrito la reazione ironica, ridanciana se vogliamo, che avrebbe reso grottesca la performance di Povia.
Sarebbe bastata una maglietta con su scritto: "Luca era gay. Ora è frocio". - 1731975

Anonimo ha detto...

Bella la foto del vero Harvey Milk.

Anonimo ha detto...

Nonostante sia un bel film e commovente e ben fatto, è un pò lineare e corretto per essere
un film di Gus Van Saint.

Anonimo ha detto...

Gay a parte...

oggi ero in fila al macdonald, davanti a me tre persone sulla quarantina prendono un panino (non ricordo quale) la tipa del mcdonald chiede: col bacon?

-silenzio

Col bacon o senza?

-silenzio

il panino... col bacon o senza?

i tre si guardano, silenzio.

dal fondo della coda poi si alza una voce: "la pancetta!!!"

Questi si svegliano: ahhhh, si si con la pancetta.

Ora moltiplichiamo per una cifra a 7 zeri e capiremo i vari sanremo, amici, uomini e donne e grande fratello.

r. ha detto...

Non credo si tratti di un Paese né di un epoca.
Il film è statunitense perché la discriminazione c'è anche lì.
E' ovunque nei loro confronti.
E' una realtà, che poi se parli con film o canzoni il discorso non cambia. Del resto (se non sbaglio) Milk e il film fa riferimento a una città, S. Francisco, la più liberal di tutti gli States.
Una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere in Texas, ad esempio. Quindi non è un discorso di Paese.
Aggiungo: ma perché tutti si dicono gente libera e aperta mentalmente? Perché nessuno sostiene che in fondo i gay non sono così ben visti? Se la società fosse come tutti sostengono di desiderarla allora non esisterebbe alcun tipo di discriminazione (lo dicono solo: poi magari quando guardano uno straniero, un rumeno in questi giorni, pensano subito a lui come straniero). Di conseguenza non ci vedo nulla di male nel testo della canzone di Povia (che non ho ascoltato, come tutte le canzoni di San Remo). E' uno spaccato della società e a dirla tutta: della sua maggioranza (bulgara). Le cause sono varie e molteplici (il Vaticano non è in Alaska, ad esempio).
Siamo realisti, non idealisti.

ps io sono dalla parte della non discriminazione (già il termine tolleranza mi dà fastidio: significa che bisogna accettare qualcosa controvoglia). E' solo una constatazione. Non capisco quindi chi si scandalizzava per questa canzone.

Anonimo ha detto...

9.55 sei ridicolo, prima ti lamenti del fatto che gli italiani identifichino lo straniero con il rumeno, con accezione negativa. E poi utilizzi il termine "bulgaro" per definire quella maggioranza di italiani che non ti piace. ahahahahhahaahhahaahahahahahah

Anonimo ha detto...

R come razzista. Cosa ti hanno fatto di male i bulgari?

r. ha detto...

10:25 e 10:39
Si dice maggioranza bulgara per dire un valore altissimo di consenso. Non c'è nulla di offensivo, visto che è un discorso quantitativo e non qualitativo, esclusivamente numerico.
Se tu ci leggi altro è perché o non lo sai oppure non capisci. Ora lo sai.

r. ha detto...

10:39

Guarda che il mio messaggio non ha nulla di razzista.
Quello che dico mi sembra abbastanza semplice:
perché a parole siamo tutti per una società aperta e nei fatti questo non avviene?
Rimango solo sui gay ma il discorso si potrebbe ampliare a molte altre realtà:
perché tutti si indignano solo a parole?
Dove sono i discriminatori se a parole la discriminazione non esiste ma in realtà è ovunque?

Perché purtroppo la maggioranza della società è razzista. È una semplice constatazione:
molti vanno in Chiesa la domenica e sono stati sui viali il sabato sera a comprare amore (da sposati), pagano in nero l’immigrato per accudire la madre anziana o per farsi accudire i figli. E forse hanno pure la loro impresa (edile o agricola il più delle volte) mantenuta con lo sfruttamento degli immigrati extracomunitari irregolari.

Poi magari gridano contro l’immigrato o chi è diverso: certo, fin tanto che non è utile a loro. Oppure da perfetti ipocriti mettono la crocetta in cabina su simboli di sinistra o su movimenti che dovrebbero portare avanti i valori cristiani.

E credimi, è lo stesso discorso di usa il temine tolleranza (sopra spiego perché) o dice “no, io non ho nulla contro di loro, ho tanti amici che ne fanno parte”. Perché? Perché è ipocrita. Non accetta il diverso in quanto tale. Lo accetta solo perché è diverso come vuole lui. La mia non è una critica verso nessuno, o forse verso tutti. Dico solo che Povia ha detto come la maggioranza della società vede i gay: altrimenti perché sarebbero discriminati? Me lo puoi spiegare?
(per precisare: guarda che io non penso come la maggioranza di questa società. Così forse ti è più chiaro).

10.39 ha detto...

Mi sembrava offensivo, come giustamente ha osservato qualcuno prima di me, connotare con il termine "bulgaro" qualcosa di negativo. Accade spesso in agenzia quando un lay-out è fatto male e penso che sia un filino razzista. Sul resto sono completamente d'accordo con te.

Anonimo ha detto...

questo blog sta diventando noioso.

Anonimo ha detto...

che peccato. e pensare che una volta era divertente.

ANONIMO DEL SUBLIME

Anonimo ha detto...

Sembra di stare ad Amici

r. ha detto...

10:39
è un altro discorso: nel caso che citi è un giudizio qualitativo ed è razzista.
Nel mio è diverso: è un discorso di elezioni con preferenze plebiscitarie. Quantitativo.
Si dice così perché all'epoca del blocco sovietico la Bulgaria era l'alleato più fedele dell'URSS. E le votazioni avevano sempre preferenze plebiscitarie verso un determinato partito.

10.39 ha detto...

Grazie R, ho imparato una cosa. Ti chiedo scusa per averti dato del razzista in maniera così gratuita.
12.43 magari ad amici facessero questi discorsi.

massaio di Voghera ha detto...

r. ha ragione sull'uso dell'aggettivo bulgaro.
Se foste un po' più istruiti e un po' meno arroganti (ricordate i clienti che biasimate), forse migliorerebbe anche il livello della creatività con cui lordate tv, stampa e web.

Meno Facebook, più libri.


Massaio di Voghera.