giovedì 5 marzo 2009

Directly from a time when the world smelled so and so.



Chissà perché dietro le cose più fuffa-Disbanded c'è spesso un profumo. Qui lo spot creato da Roman Polanski e interpretato da Natalie Portman and Michelle Williams per "Greed", "The Perfume That Doesn't Exist", di Francesco Vezzoli, presentato in grande stile alla Gagosian gallery di Roma. Grande sfarzo per - letteralmente - niente. Gli appassionati di arte profumata fanno tuttavia notare che più Disbanded di tutto questo c'è forse solo Eau d’Ernest (nella foto), a perfume that evokes the spirit of American writer Ernest Hemingway", creato anni fa dall'artista Daniel Bozhkov. Il quale non pago di questa creazione, scriveva: "Hemingway is an emblematic person from a time when America smelled good", proprio così: smelled good. Specie dopo gli allenamenti di boxe dello stesso Ernest, probabilmente. Ma ancora più Disbanded di tutto questo è il fatto che il profumo che ha ispirato l'idea di Vezzoli, e cioè lo storico Belle Haleine di YSL nell'interpretazione di Duchamp sia stato battuto pochi giorni fa all'asta per 11 milioni di dollari, come già rivelato qui.
Mi tocco il naso, e capisco in questo preciso istante, per la prima volta, che ho a che fare con la parte più Disbanded di tutto il corpo.

Elvis has left the building.

28 commenti:

Yogasadhaka ha detto...

L'olfatto è il senso dimenticato della civiltà urbana. Viviamo ossessionati dalla paura dei "cattivi odori" e siamo perennemente immersi nella puzza di bensina e diesel incombusto.

valerio ha detto...

Non sono sicuro che l’olfatto sia un senso dimenticato, ma sono convinto che forte sia il suo potere di riportare alla mente, di ricordare. Gli odori sono rimandi molto potenti a situazioni, persone, luoghi, avvenimenti.

Spesso ho notato, come nelle capitali del mondo occidentale - e non - gli odori della strada finiscano per assomigliarsi tutti in un misto di smog, cipolla bangladesh e cucina McDonald’s. Trovo in questo uno degli aspetti dello sprawl metropolitano più affascinante che ci sia. Un sincretismo continuo di odori e puzze che si mescolano casuali ai profumi ‘ingordi’ della gente. Una dinamica assai vitale, creativa e umana. I profumi o le puzze come tracce di passaggio, o come prova di un’umanità che si mescola - in tutti i sensi - fino a saturazione. E spesso è proprio lì, negli interstizi maleodoranti, che si nascondono nuove energie pronte a esplodere.

Anonimo ha detto...

C'è puzza di refuso, Yoga.
Non di scrive bensina bensì benzina.
Prima di fare il filosofo, assicurati un abbecedario.

Anonimo ha detto...

Bravo Valerio, scrivi molto bene.

Anonimo ha detto...

Il corto per Greed non è stato creato, ma "solo" girato da Polanski, gli autori della creatività e dell'operazione sono Emilio Haimann e Max Brun.

VICTOR HUGO ha detto...

Ecco, ora sappiamo con chi prendercela.

Anonimo ha detto...

che fuffa!
per sbaglio ho messo a palla il volume e dalla cucina è giunto un grido:-basta pornooooo.


disbandeddednadsib

Anonimo ha detto...

A parte la bellezza di Natalie Portman, lo spot fa veramente pena. Mi viene voglia di pisciarci dentro a quella bottiglia.

ANONIMO DEL SUBLIME

Anonimo ha detto...

poi quel mezzo busto...come se dentro ci fosse il cadavere liquido...blaaaaaa
ads sei super trash.


d.o.

Anonimo ha detto...

Dunque:
Polanski l'ha girato,
Haiman e Brun l'hanno creato.

E allora Vezzoli cosa avrebbe fatto?



Quanti ciarlatani su questo blog.

Comunque, che si tratti di
Polanski
Haiman
Brun
o Vezzoli
l'operazione rimane UNA CAGATA PAZZESCA.

chspaccimm ha detto...

Perché sono sempre gli anomini che alla fine fanno i nomi? Siete proprio sicuri che gli autori della creatività e dell'operazione siano Emilio Haimann e Max Brun? Ted fuori i nomi. E anche gli anomini.

Ted ha detto...

Hello,

non conosco i credits di questa campagna.
Tra l'altro mi pare strano che ci siano dei creativi pubblicitari dietro questa operazione, pensavo fosse più una cosa tra registi/artisti.

Anonimo ha detto...

chspaccimm!!!!!

fabio ha detto...

hey Ted hai mai deliziato il tuo disbandnose qui?:

http://www.visionaireworld.com/issues.php?id=42

_f

Anonimo ha detto...

EHI Cyrano!

Quando leggo questi post, capisco che chi prende sul serio questo blog disbanded, è destinato a girare nei gironi dell'inferno con l'aroma di caffé bruciato dispersed.

BYE

LB

Anonimo ha detto...

pensi bene ted, infatti non è una campagna pubblicitaria, è un'operazione artistica.
a me vezzoli non fa impazzire, e questa idea come detto tante volte è già stata vista e stravista, però credo che bisogna guardarla da un altro punto di vista che è quello della natura dell'arte contemporanea.
mi sembra che sempre di più il fatto artistico sia espressione di una possibilità del rendere magnificente e se possibile perfetta l'opera..cioè: una cagata come questa del finto lancio del profumo può diventare un ottimo evento artistico se fatto in grande stile, chi è andato a vedere la mostra nella meravigliosa cornice della gagosian gallery non può non essere stato colpito da un senso di buono, di ben fatto, di "grande"....
poi il fatto che chiunque può diventare un vezzoli con i miliardi di gagosian e prada alle spalle è una verità...forse...e comunque li adesso c'è lui e questo ne conferma il merito.

Anonimo ha detto...

quiero trabajooooooo

Anonimo ha detto...

BAKEKA DISBANDED
la tua agenzia è in crisi?
il contratto del tuo stagista non scade mai? e tu non vedi l'ora?
da oggi, anzi, mesi, cè la soluzione.

stager gratuito.com

perchè risparmiare non è mai stato così facile.

ragazzi, nonn è uno scherzo.

Anonimo ha detto...

non penso che ci siano persone che andrebbero gratis.Forse i primi giorni, per far notare la buona volontà, ma al terzo giorno oltre ai soldi pretenderebbero l'assunzione.


data:

firma:

Anonimo ha detto...

torniamo ai tempi di egoist.ricordi ted?
egoist. egoist. egoist.
cè sempre qualcosa di fuffoso nella parfume comunication.perchè?
colpa della moda? dei clienti o degli account? mha...forse ci vorrebbe un pochino di eau de disbanded nell'aria.

valerio ha detto...

Come sapete meglio di me, la comunicazione di moda e di tutto l'indotto, è spesso roba autoreferenziale. Non ne sono sicuro, ma credo che sia raro che le aziende di alta moda e gli stilisti affidino progetti di comunicazione alle agenzie pubblicitarie. La prassi, piuttosto, sembra essere quella di spendere molti molti soldi per fotografi e registi più o meno artisti.

www.showstudio.com

è un network, con base a Londra, diretto da Nick knight, il fotografo inglese che ha firmato il calendario Pirelli 2004. Molta della moda che conta viene comunicata proprio da loro. Visitando il sito, l'impatto che si ha, è che tutto sia 'molto giusto', e in realtà, al di la di qualche inevitabile forzatura glamour, alcuni dei progetti realizzati sono molto belli. Il linguaggio è quello della moda, ma non la solita fuffa.

Anonimo ha detto...

ohi ohi ecco un altro tormentone disbanded: la fuffa.

LB

Anonimo ha detto...

lb hai facebook?

Anonimo ha detto...

no anonimo, ma è un fenomeno interessante dei nostri tempi. Non amo molto i processi elettronici, preferisco respirare l'air du temps.

LB

Yogasadhaka ha detto...

Valerio, hai ragione. Dall'abitudine di usare fotografi per la pubblicità di moda e abbigliamento è emerso anche il fenomeno Oliviero Toscani che tanto fastidio dà ai "bravi pubblicitari".

Il ricorso al "fotografo di fiducia" dipende però anche dal fatto che abiti e accessori sono oggetti di comunicazione. La rappresentazione dell'abito e di chi lo indossa è già comunicazione, molto di più che con altri prodotti, e spesso non ha bisogno di ulteriore pensiero strategico (il pensiero strategico, conscio o meno, è già stato fatto durante la creazione della collezione e della firma dello stilista).

Nel caso dei profumi c'è un problema in più: il profumo è difficilmente esprimibile in parole e concetti. L'olfatto è un senso poco "verbalizzable", oltre ad essere, come dicevo in precedenza, un senso un po' negletto nella società moderna.

[Grande concorso per tutti: cerca il refusetto, e vinci la possibilità di fare un commento anonimo molto spiritoso]

valerio ha detto...

Penso al mondo della moda come a un universo dagli equilibri rigidissimi, lo definirei addirittura conservatore se osservato al di là degli effetti speciali e dei colori ultravivaci. Credo che il risultato di questa inerzia sia rintracciabile, spesso, proprio nei codici e nelle strategie con le quali questo mondo, da molto tempo, ha scelto di raccontarsi. Molti cambi d’abito, ma in fondo il guardaroba non si è mai rinnovato. Non ha mai rotto il cerchio cercando nuovi narratori –magari funziona, ma non è detto che sia il massimo- . Secondo me questo scintillante universo non si fida della 'pubblicità', la reputa omologante, massiva, non all’altezza, e la lascia fuori dalla porta come un testimone di Geova al quale dice di non tornare più “Perché il nostro Dio già ce l’abbiamo”. Ed ecco quindi che si preferisce affidare il racconto a sedicenti guru ed eccentrici artisti – rispettabilissimi quando producono lavori rispettabili - andandoli a pescare nello stesso acquario. Sono figure tutto sommato innocue, non oscurano la magnificenza dello stilista, ma anzi, ne sono complici autoreferenziali, che si limitano nella maggior parte dei casi a una rappresentazione in scala uno a uno del prodotto.

Il discorso sugli abiti come oggetti feticci con una forte carica comunicativa che aspetta solo di essere rappresentata in modo didascalico, non mi convince. Non voglio scomodare chissà quali concetti, e sono d’accordo con te Yogasadhaka quando dici che il comunicatore principale della questione è lo stilista, ma a livello semiotico, il tuo discorso vale per qualsiasi oggetto abbia un valore significante dato dall’ambiente e dalle aspettative di chi è disposto a comprarlo spendendo, in alcuni casi, anche molti soldi. Pensa alle automobili, agli orologi e in genere a tutti quei prodotti che ci permettono di salire in scena costruendo la nostra identità. A livello assoluto, mi piace pensare invece, che il processo significante della pubblicità possa abbracciare qualsiasi categoria merceologica. E’ bello pensare che la missione della pubblicità possa essere quella di rinnovare di volta in volta l’impianto narrativo delle storie e dei suoi protagonisti, proponendo magari diversi racconti per prodotti simili, siano essi esclusivi, come quelli dell’industria della moda, o siano pure acque minerali o detersivi. La cosa lampante invece, è che nel fashion biz comunicano tutti alla stessa maniera e con lo stesso format, tanto da produrre alla fine identità praticamente identiche e sovrapponibili. E questo non è bene.

Anonimo ha detto...

"[Grande concorso per tutti: cerca il refusetto, e vinci la possibilità di fare un commento anonimo molto spiritoso]".


La virgola dopo "refusetto" non ci voleva.

:-D

Yogasadhaka ha detto...

Anonimo delle 18.11, risposta sbagliata.

La virgola prima della "e", qui è una pausa enfatica. La regoletta che insegnano le mastre elementari (mai la virgola prima della "e") non ha valore assoluto.

Ritenta. E sarai più fortunato.