giovedì 29 maggio 2008

Dottor Toscani, ha 3 secondi esatti per pensare alla nuova campagna per il Gay Village. 3, 2, 1...Go!



Il Gay Village di Roma ha sempre avuto belle campagne alle spalle. Va bè, diciamo a supporto. Ne ricordo alcune della coppia Michetti/Minerva molto brillanti. La cosa che mi sfugge è come mai stavolta abbiano fatto una scelta così conservatrice e si siano rivolti a Oliviero Toscani. Com'era prevedibile, e per tutta risposta, l'Oliviero ha prodotto questo layout frutto immagino di intere settimane di lateral thinking. Il cliente boccia l'idea, e Toscani protesta: "Imma Battaglia è diventata una signora per bene. Si è imborghesita. In realtà ha paura di fare un torto ad Alemanno: siamo all'autocensura". Ma giustamente la signora replica: "Il Gay Village è molto di più della sessualità che esprime quell'immagine così anni '70". Io vorrei correggere la signora: guardi che negli anni '70 erano molto più creativi. Il problema è che qui ci troviamo nel decennio successivo, 1988 circa. E' lì che abita Mr. Toscani da un bel po' di tempo. E forse anche voi, visto che lo avete interpellato.

Elvis has left the building.

25 commenti:

Anonimo ha detto...

E' il Nu-Rave, baby.
Sono tornate le Reebok, gli occhiali di Alberto Tomba, le pantagonne, le spalline imbottite, Toscani.
Passerà.

(perché passerà, vero?)

lasecondaletteradellalfabeto

Anonimo ha detto...

Ma con SPQR l'Oliviero intendeva scrivere l'acronimo di Sono Porci Questo Romani?
Chissà perché temo che a questa basica associazione non sia nemmeno arrivato.

fabio ha detto...

la cosa più incredibile non è ciò che ha proposto mr Toscani, ma che sia stato "interpellato"!_f

Anonimo ha detto...

Si vede che aveva del materiali avanzato dalle campagne Benetton. Il riciclo è cosa buona. Oppure ha colto l'ispirazione dagli ultimi sviluppi al comune di Roma, magari dalla faccia del sindaco.

Anonimo ha detto...

Ted, perchè proprio 1988? L

onan ha detto...

Da non addetto ai lavori non so dare spiegazioni, ma 1988 mi sembra perfetto per quel marchio di fabbrica.

Ted ha detto...

1986 se preferisci. 87 anche.

sono un alfabeta ha detto...

Lui non è un pubblicitario. Lui ha prodotto la più nota campagna pubblicitaria italiana al mondo. Lui non pensa a quello che dicono. Lui gioca e si diverte. Lui è il fotografo di "Jesus. Chi mi ama mi segua". Lui è lui e noi non siamo un cazzo.

Anonimo ha detto...

Sono andato a vedere su google immagini quella campagna; non la conoscevo. E' davvero così famosa?

Anonimo ha detto...

Lui è lui: un fotografo. Che fotografa, sempre su fondo bianco. Anche se non c'è un'idea da fotografare perché al cliente non è venuto in mente che serviva.
Prendete la penultima strapagata fatica del Signor Fotografo: Pane amore e sanità. Foto di un' infermierotta con faccia da finta ingenua. Ideona. Ma su fondo bianco, vuoi mettere?
E snai? che snai che hai. Con foto del target, rigorosamente su fondo bianco. E san carlo? rime baciate, e pack shot, ancora su fondo bianco.
Si è vero, noi non siamo un cazzo. Nessuno ci paga così tanto per cazzeggiare. E , stupidi noi, non ci viene in mente di lamentarci coi giornalisti se il cliente ci dà picche :-))))

Anonimo ha detto...

Non sono in grado di prendere una posizione forte riguardo questo argomento, quello che posso dire è che però ieri sera bevendo una birra con Erick Kessels, alla domanda: "C'è una campagna italiana che ti ricordi?", lui risponde: "Quella di Oliviero Toscani per Benetton...". Ha proprio ragione Ted...siamo rimasti agli anni 80!!!!

http://inauge.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

o forse era il 1989, caduta del muro, quando una canzone si chiedeva ancora: cosa resterà? Sono passati quegli anni roventi? fantastici anni ottanta! Bella la campagna African Works di Toscani. Loro sì che sono fermi agli anni disbanded. Noi no! L

1731975 ha detto...

Ma per favore.
Tutti a sparare su Toscani. Sapete benissimo che lui è solo la punta dell’iceberg. Volete dirmi che nelle agenzie invece si pensa solo alla creatività pura? Volete dirmi che l’immondizia che esce da qualsiasi agenzia italiana che piscerebbe sugli annunci di Toscani è frutto di pazzeschi brainstorming?
O forse, dopo aver spremuto i creativi come limoni si passa alla fase presentazioneanovantagradidalclientepoituttiarifaregliannuncipropriocomecelihadettatilui?
La notizia non è Toscani che fa il solito annuncio di merda, ma che il cliente abbia deciso di non accettarlo.
Ma signori miei, prendersela con olivieronostro è una vera infamia; piuttosto, prendetelo come esempio. Lui in quei tre secondi in cui ha pensato (si fa per dire) l’annuncio ha semplicemente omesso tutti i passaggi tra il brief e il risultato che le agenzie italiane ottengono con molta più fatica.
Insomma, trovo difficile pensare che è colpa di Toscani se il pubblicitario italiano più famoso al mondo non è un pubblicitario. – 1731975 – lagerrarefatto.blogspot.com

Gianni Lombardi ha detto...

Nel mondo delle agenzie pubblicitarie criticare Toscani fa fino e non impegna.

Il problema secondo me è questo: non è Oliviero Toscani che è un gigante; siamo noi pubblicitari italiani che siamo dei nani.

Solo che che tagliare le gambe a Toscani non è la strategia giusta, se vogliamo crescere.

1731975 ha detto...

Esatto Gianni. - 1731975

Chicco (di solito in anonimo) ha detto...

Come hai detto tu tempo fa
"Parlare male di Oliviero Toscani è troppo facile. Quindi perché non farlo?"

Secondo me (non conosco Toscani personalmente e non sono un suo neurone quindi non posso averne la certezza) questo lui l'ha capito benissimo e lo sfrutta a suo favore.

Ogni volta che esce una sua campagna, o una sua foto, tutti ne parlano. Bene o male ma ne parlano. E soprattutto parlano di lui.

Anonimo ha detto...

E chi lo tocca a Oliviero Toscani? Chi gli nega gli anni 70/80. Gliè che questa campagna per il Gay Pride fa cagar. E se qualcuno lo nota, vivaddio. Mi sembra che questo povero evento sia già abbastanza bastonato dal sindaco di Roma e dalla sua band. Per gli organizzatori rivolgersi al Toscani voleva e poteva essere una bel riscatto a tanti ostacoli. Una risposta visiva di gran richiamo e una provocazione artistica che superasse i nicchi della nuova giunta comunale. E di certo un preservativo con quella scritta provoca solo un sentito e accorato: ma vaf.....

Anonimo ha detto...

pardon, Gay Village...

spumone ha detto...

"Secondo me (non conosco Toscani personalmente e non sono un suo neurone quindi non posso averne la certezza)"

correggo: "...non solo IL suo neurone..."

hi hi

nessuno ha ancora sparlato (giustamente) della campagna sulla calabria

francescos ha detto...

Oliviero fa ancora la sua porca figura. Dall'estero continuano a invitarlo a interpretare il sè stesso di 20 anni fa. Ad esempio Craig Davis della JWT l'ha invitato a un workshop internazionale JWT a Milano dove i creativi italiani, volevano suicidarsi in massa piuttosto che ascoltarlo.
Io l'ho visto al Clio dove faceva una mesta presentazione di poster di 20 anni prima. Bè alla premiazione non ci ha degnati di un saluto nonostante fossimo i primi italiani a vincere. Una vera iena.

kttb ha detto...

Parliamo del tempo, dell'idea di dedicare la 211 esima via ad Almirante, parliamo (perché no)di figa, ma non di questo insulso, inutile preservativo strausato. Altrimenti finiamo nell'ennesima rassegna stampa a supporto delle sue doti di grande provocatore. Cosa che Oliviero Toscani è stato. Anche Laura Gemser mi provocava. Oggi mi lasciano entrambi l'immaginazione flaccida. Come quel goldone color mattone.
(grazie per la chicca sul disbanded pre Fosburi :D)

Anonimo ha detto...

Io non amo particolarmente i lavori di Toscani, ma penso che le critiche lo rafforzino. I blog sono pieni di lui.
Io ho detto "no" come lui disse No a Lita o No-lita.

Mr. Becks

Ted ha detto...

Questo non era un post su Toscani, ma sul più famoso comunicatore italiano che dà questa interpretazione di un evento in realtà ben ricco e complesso come il Gay Village. E' solo questa la cosa su cui riflettere.

Il prossimo post tratterà invece del 2008, e di chi non vive di rendita, ma di lavori attuali e bellissimi.

Anonimo ha detto...

sti pubblicitari....sembrate gli atleti di una squadra di cricket eternamente consumati dall'idea di non essere riconosciuti come calciatori di serie A, sempre a sputà veleno, ma fatela finita, andate a lavorare!!!

Stefano ha detto...

se fossi omosessuale, mi sentirei insultato da questo manifesto tanto quanto dalle periodiche esternazioni del papa in materia.

perché rappresentare l'omosessualità attraverso il preservativo sottointende che i gay hanno la necessità di usarlo sempre e comunque per proteggersi dal rischio di malattie. cioè che sempre e comunque non conoscono bene il proprio partner. cioè che sempre e comunque hanno una vita sessuale promiscua e sregolata.

ma quelli che invece si innamorano e vanno a vivere insieme e pagano il mutuo e fanno i ragionieri e gli impiegati e vanno al supermercato e portano a spasso il cane e guardano la tv sul divano e invecchiano - o perlomeno passano qualche anno - con un solo partner come una qualsiasi coppia (innamorata) eterosessuale? dove sono in questo manifesto? ha ragione la signora battaglia a dire che c'è molto di più di quello che esprime quest'immagine.

che tristezza però vivere in un paese dove i (supposti) provocatori sono più reazionari dei veri conservatori...