lunedì 5 maggio 2008

The Perfect Ad.



Su nessun libro sulla pubblicità troverete mai questa accurata spiegazione scientifica della Campagna Perfetta. L'ho sottratta io e segretamente fotografata dal taccuino di un direttore creativo mio vicino su un certo volo. Con pochi semplici tratti costui ci spiega che la Campagna Perfetta è quella che piace contemporaneamente a questi tre soggetti: il Cliente (che deve approvarla), il Pubblico (che dovrà subirla) e in ultimo il Giurato di un festival di pubblicità (supponiamo Cannes per comodità). Il fatto che poi questa campagna debba anche vendere, o per lo meno funzionare, diamolo per il momento per scontato anche se non lo è affatto. Ma tanto qui stiamo parlando per gioco. La Campagna Perfetta quindi, per un creativo, è una cosa che capita poche volte in carriera, anzi spesso non succede mai. Pensateci: quanti annunci hanno magari vinto a Cannes, ma piacciono solo a una stretta elite di addetti ai lavori, perché tutti gli altri non li capiscono. Oppure, al contrario, quante campagne (specialmente televisive) spopolano tra tra la gente ma sono forse troppo naif per piacere anche ai palati fini di una giuria. La Campagna Perfetta invece piace a tutti, e per questo motivo è una cosa che capita davvero di rado, e quando capita, beh, è un piacere riconoscerla. Per farvi un esempio, il famoso film per Aqualtis è una campagna perfetta; alla gente piaceva un sacco, alle giurie di tutto il mondo pure, e al cliente deduco di sì (soprattutto dopo che ha vinto tutti i premi esistenti al mondo: prima, chissà). Un'altra italiana che mi viene in mente è la Peugeot "indiana": imposta quasi con la forza al cliente (così narrano le leggende) ma poi sull'onda dei consensi è filata via liscia come una Lamborghini. Ma siccome questo è un blog Disbanded, due parole le merita anche la Campagna Disbanded. Se vi fate un giro su Adsoftheworld ne trovate centinaia: l'anti-campagna-perfetta o Campagna Disbanded è quella che il cliente non voleva (e oggettivamente, aveva ragione) l'agenzia ha imposto di fare uscire almeno una volta (quindi non l'ha vista nessuno), e a nessun giurato è piaciuta. Sarebbe a questo punto divertente paragonare in modo altrettanto scientifico la distanza (o gap socio-culturale) che corre nelle tre categorie (cliente-pubblico-giuria) in Italia e nel resto del mondo per arrivare a una spiegazione matematica dei nostri fallimenti pubblicitari. Ma sarebbe troppo Disbanded.


Evis has left the building.

11 commenti:

Gianni lombardi ha detto...

La campagna perfetta, secondo gli inglesi, si trova nel Chianti.

Anonimo ha detto...

Un'altra campagna perfetta allora è Sony Bravia.

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=Nvg0ffc8dc8

non è come essere al Gran tour renault 2003, con il corto dell'autore di Almost Bue, ma ci accontentiamo del risultato divertente.

The Ego ha detto...

Avrei apprezzato che una persona che conosce i fatti come te non avesse citato Acqualtis, perchè i retroscena di quella campagna li sanno veramente tutti, anche i non addetti ai lavori.
Retroscena a parte è comunque un esempio da citare, ma se ne trovavi un altro era meglio!.

francescos ha detto...

Vorrei sapere anch'io i retroscena,
visto che che è una mia campagna.

Ted ha detto...

The Ego, il film era fatto molto bene. Oltre a essere una bella idea, era tecnicamente perfetto: quelle alchimie che riescono una volta su mille, perché magari hai azzeccato "quella" musica con "quel" regista e "quel" casting (in questo caso, mutande e calzini). Ed è di questo che stavo parlando, di un risultato ineccepibile.

E' possibile che la stessa idea fatta da un'altra agenzia o da un altro regista, non avrebbe raccolto nulla. Capita.

Per questo non mi interessa molto "il retroscena".

Sul tema ti rimando a questo post:
http://teddisbanded.blogspot.com/2008/04/se-proprio-devi-fare-il-creativo-fallo_17.html

Infatti, se proprio devo trovare un difetto al film di Francescos era che l'idea di partenza era bella, ma non "unica-nel-suo-genere". Infatti sono poi venute fuori varie cose simili nel mondo, come era ovvio che accadesse. Cosa che però non sposta di una virgola il giudizio final sul film, come abbiamo visto.

francescos ha detto...

caro ted,
ho vinto con un paio di film a Cannes: un leone d'argento con Posta Prioritaria e poi l'oro con Aqualtis.Produzioni italiane, con registi italiani e clienti italiani. Film veri, non sociali per MTV e non regie strafighe di star come Tarsem.

In tutti e due i casi l'ADCI gli ha dato un semplice ingresso nell'annual. Alcuni soci poi ne hanno sparlato dentro e fuori dal club, ingaggiando un personaggio sputtanato come il fu Lillo Perri.

Mi è successo di suscitare invidie e "retroscena" tutte e due le volte e non credo per colpa dell'ego ipertrofico di Vigor o dei suoi amici, la vera ragione è il puro calcolo economico.

Il vizio frequente dei creativi italiani è che tutelano la propria immagine e quella della loro agenzia, di n°1 nazionali,diffamando il lavoro altrui.

Ma siccome anche il mio valore economico è in ballo,merito di tutelarmi dai "retroscena":con una denuncia per diffamazione se è il caso.

Ma tornando all'Italia, non si fanno film perfetti da noi è perchè non facciamo squadra e pensiamo a fare soldi in fretta.Senza andare troppo per il sottile e senza molto stile.

Per fortuna ci sono anche eccezioni come The Sculptor. Meritevole anche per la buona prassi di RSCG di produrre direttamente con le CdP all'estero. Questo aiuta davvero perchè come chi frequenta i festival sa, spesso dietro i migliori film ci sono le migliori case di produzione:
Academy,Anonymus,Hungry Man, Radical Media, MJZ.

Ted ha detto...

Aggiungo: oltre ad esserci le migliori case di produzione, ci sono - DEVONO esserci - la cura per il dettaglio e per la sceneggiatura.

Quello che succede da noi di solito, è che una volta avuta l'idea ci si ferma lì, aspettando che parli da sola. All'estero, una volta avuta l'idea inizia il lavoro: un lavoro fatto di dialoghi perfetti, di casting eccellenti, di sound design, di tutto.

Questa è la vera differenza tra noi e gli altri,
secondo me. Nella TV, nella Radio, nella stampa e anche in Internet. Siamo pigri e cialtroni.

Ted ha detto...

Aggiungo: oltre ad esserci le migliori case di produzione, ci sono - DEVONO esserci - la cura per il dettaglio e per la sceneggiatura.

Quello che succede da noi di solito, è che una volta avuta l'idea ci si ferma lì, aspettando che parli da sola. All'estero, una volta avuta l'idea inizia il lavoro: un lavoro fatto di dialoghi perfetti, di casting eccellenti, di sound design, di tutto.

Questa è la vera differenza tra noi e gli altri,
secondo me. Nella TV, nella Radio, nella stampa e anche in Internet. Siamo pigri e cialtroni.

mauronman ha detto...

Non so se l'opinione di un testimone che era sul posto è accettata in questo clima da condanne irreversibili basate sul pettegolezzo e sul rodimento di ragadi.

Però, io c'ero.

Prima che traslocassi in altra agenzia, ero nella stanza accanto alla loro, quando Francescos e Antonio partorirono lo splendido film Aqualtis.
Ebbi modo di vedere i loro sforzi e la loro gioia nel vedersi approvata una campagna che profumava di leone solo a guardare lo storyboard.

Senza trucchi, senza inganni, senza archive sotto al tavolo, senza conoscere alcuna delle due miliardi di buone idee presentate negli ultimi anni da altri e segate da clienti poco illuminati.

Quasi sempre, le poche vittorie italiane a Cannes si portano a casa, oltre al leone, un bel po' di gossip senza alcun fondamento, commenti a mezza bocca e altri sintomi inconfondibili di invidia conclamata.

E' una prassi autodistruttiva: afferrare per la maglietta l'avversario che dimostra più sprint, invece che cercare di correre più forte.

Chi sa, vince. Chi non sa, critica.

Anonimo ha detto...

Ted, penso anch'io la stessa cosa sul lavoro del post-idea estero. Conosco una persona che lavora nel Nord-Europa e che spesso mi ribadisce che lo stress principale in agenzia sta nel seguire una miriade di meeting che servono a pianificare il lavoro "post-idea".
Forse ci sono meno arrangiamenti di qui.

saluti

Mr. Becks