domenica 9 novembre 2008

Quello che ci avevano raccontato sul mestiere di pubblicitario.




Ecco lo status di un mio amico di Facebook, ieri. E' un copy italiano che qualche anno fa ha deciso che questo mestiere conveniva farlo all'estero, e passando attraverso due buone agenzie europee, è approdato in una bellissima sigla di Los Angeles. Se se la stia spassando non lo so, lo lascio giudicare a voi. Potreste preferire un vaporetto veneziano a una Pontiac a Venice, apprezzare più Milano di Los Angeles, abbronzarvi a bordo macchina fotocopiatrice invece che a bordo piscina, ma resta il fatto che un certo ideale di vita che questo mestiere si portava dietro per anni, grazie a pellicole, telefilm e una certa letteratura è stato poi disatteso (ma questo sarebbe il meno) se non addirittura sbeffeggiato dalla realtà, che oggi propone un'aspettativa di carriera e soddisfazioni quasi impalpabili. D'altro canto che i creativi italiani non siano inferiori a nessuno, io lo penso da tempo, ed è dimostrato da una casistica anch'essa eccellente, tutta basata purtroppo su emigranti di successo. Come già detto altre volte, gli italiani sono sempre un popolo creativo, ma l'Italia non lo è più da generazioni. E questo crea dei problemi per chi si ostina a fare questo lavoro qui. La battuta di Berlusconi sul Presidente abbronzato, è stata ingenuamente etichettata come l'ennesima uscita di un uomo politico che non ci rappresenta. Sbagliatissimo: è esattamente il tipo di battuta che rappresenta una certa Italia oggi. Il tessuto in cui viviamo è questo. L'umorismo che accettiamo è questo. Che ci viene spesso richiesto nel Palazzi, nelle aziende, negli uffici marketing. Non sempre così bieco, siamo d'accordo, ma mai troppo più sofisticato, mai troppo più brillante, mai troppo più laterale. L'Italia che genera e produce queste battute è quella che poi dovrebbe accettare il vostro film da Cannes per palati fini. Chiunque di voi abbia partecipato a dei tribe creativi internazionali se ne sarà accorto: spesso le idee degli italiani sono le più profonde, la più brillanti, se non le più originali. Cosa dovrebbe fare quindi un giovane brillante pubblicitario italiano? Forse scappare all'estero per dimostrare quanto vale? Ma non sarebbe anche questa una, seppur piccola, fuga di cervelli? Le scelte sono due: farsi le ossa fuori da qui, per poi magari tornare quando le cose saranno cambiate. Oppure scegliere la strada seguita dal 99% di noi: provare a rendere l'Italia un po' meno provincia, e le nostre Fiat Panda un po' più Pontiac e se possibile anche Convertible. Ma non è davvero un compito troppo grande per la pubblicità?


Elvis has left the palazzo.

43 commenti:

DAVID YOUMORE ha detto...

Io sono per la fuga di cervelli, Ted.
In Italia manca la fame, che non è necessariamente la fame fisica, ma è la fame di cultura, di sapere di volere. Per ritornare ad essere affamati ci vorrebbe una vera crisi (anche economica). Questi piccoli compromessi (rinuncio al giornale, ma non al caffé) non servono a nulla, se non a farci pensare da ex ricchi in un mondo ancora ricchissimo. Ricordi quando Bill Bernbach negli anni '60 assumeva italiani, ebrei, indiani, etc? Secondo te perché? Perché erano affamati, in tutti i sensi. Probabilmente oggi un'agenzia italiana che assumesse tutti extracomunitari farebbe il botto. La creatività non è un fattore esclusivamente genetico, ma è anche e soprattutto sociologico. Vado a fare colazione. :-)

Bandini ha detto...

Ted, lo status del tuo amico su Facebook è la cosa meno disbanded del mondo. Fare questo mestiere in Italia, oggi, questo sì che è disbanded.

Ted ha detto...

Yes.

Anonimo ha detto...

david sei il mio eroe della settimana
hai detto una cosa davvero intelligente

grande

luca scotto di carlo ha detto...

un attimo, però. sono d'accordo, ma non facciamo confusione. l'assenza di fame degli italiani è dovuta anche alla politica garantista che c'è nel sistema lavorativo italiano. all'estero DEVI rischiare di più, se no ti mandano via. che non significa affatto che sono più creativi di noi. questa "fame" si manifesta non solo in pubblicità ma nella musica, nel cinema, nella letteratura, nello scendere in piazza. noi siamo diventati accondiscendenti, un po' faciloni e banalotti. sono assolutamente d'accordo con ted sulla totale mancanza di senso dell'umorismo. qui da noi vanno di moda i tormentoni e anche zelig, che doveva essere il programma comico alternativo, ripete le stesse battute puntata dopo puntata. e la ripetitività fa audience. i monty python (e non ditemi grazie al...) studiavano sketches diversi ogni puntata, mai avrebbero pensato di fare due volte di seguito lo stesso numero. comunque, pensiamo positivo. è nei periodi di crisi che si manifestano i fenomeni più interessanti. a breve, mi aspetto la nascita di clash nostrani.

Darkskywriter ha detto...

effettivamente fare il pubblicitario non è fico come in "vita da strega". ma nemmeno la vita è fica come in "via da strega". e io credo che, in italia, la colpa sia della chiesa che ha fatto fuori tutte le streghe.

La casalinga di Voghera ha detto...

Io ho lasciato l'Italia a 26 anni come copywriter stagista e a 27 ero senior art director alla Springer & Jacoby ad Amburgo. Fortuna? Bravura? Boh. Chi lo sa. Certo è che bisogna anche volerle le cose. Non è che sono stato seduto per terra con il culo ghiacciato di fronte alla AMV BBDO per 5 minuti prima di incontrare Peter Souter.

Anonimo ha detto...

Non penso cambi nulla in Italia, né penso che una minoranza possa cambiare il nostro modo di pensare. Il tutto è un alibi :)
La cultura è radicata anche nelle teste più colte (e non c'entra la pubblicità), vivere all'italiana è la cosa più semplice che ci sia, quindi perché mai uno dovrebbe faticare per il rispetto delle leggi. Per chi? Per cosa? Ma dai, qui non accadrà di certo (tranne se..tranne se..see.. :)

Non fatica Berlusconi, non faticano i responsabili marketing, non faticano nemmeno i giornalisti e neanche i direttori creativi.

Ted, come fanno i creativi a cambiare un paese quando sono italiani anche loro?
Molti direttori creativi stringono mani di chi fa le battutine e magari per accaparrarsi il budget gli sorridono pure.
E' questo il cambiamento?
Siamo lontani.

Capisco però quel che dici, ognuno deve fare il suo.

Secondo me bisogna prendere coraggio, andare all'estero, adattarsi alla diversità (per gli amanti dei maccheroni) e se proprio si ama questo lavoro si resta lì, non da turista, ma da cittadino.
Non è rassegnazione, è la verità.


Mr. Becks

Anonimo ha detto...

Becks, sono drammaticamente d'accordo con te. Viviamo forse nella più brutta Italia di sempre. Siamo stati sfortunati.
Io ho un amico in MRM London che prende 1600 sterline al mese. Il primo giorno di lavoro gli hanno fatto scegliere il tipo di sedia su cui lavorare e anche il tipo di computer, di tastiera, di mouse... Qui in Italia, invece, è già tanto che ti hanno preso (salvo casi eccezzionali di gente bravissima e fortunata). Non c'è proprio cultura della formazione. Ci vuole una forte personalità per conservare l'autostima e l'entusiasmo che hai da studente.
Dax82

Anonimo ha detto...

ahahah...eccezzionali veramente...sorry...
Dax82

max ha detto...

Questo articolo getta molta più tristezza di quanto io già ne abbia, pensando al mondo della pubblicità in Italia
Sono estremamente d'accordo col fatto che l'Italia sia uno dei paesi più creativi al mondo.
Sono appena entrato a far parte del sistema pubblicitario italiano e propio in questi giorni mi domandavo se non era forse il caso di fuggire all'estero o se davvero valeva o meglio vale la pena cercare di cambiare le cose qui in casa nostra.
Io penso che non c'è peggior sordo di chi non voglia sentire.
Quindi credo che per quanto un creativo possa sforzarsi se di fronte si trova un muro di gomma allora è meglio che le sue energie le usi per migliorarsi e non per migliorare chi non vuole cambiare a prescindere.
Una nota positiva nel complesso di questo spartito suonato dalle Agenzie italiane è la The Name.
Da italiano sono orgoglioso che esista un agenzia cosi creativa e forte di personalità.
Complimenti a Voi.

The Ego ha detto...

Francamente non ho mai pensato ad una inferiorità cronica rispetto agli altri paesi, nè da un punto di vista culturale (a Bologna nasce la prima università del mondo) nè da un punto di vista creativo.
Credo che il problema sia altrove ovvero:
un creativo effettivamente inventa il nuovo o cerca un trend contemporaneo di forte visibilità?
Nel primo caso si parlerebbe di arte e non credo sia quello il settore opportuno.
Nel secondo caso un creativo deve cercare quello che possa attrarre le persone del luogo specifico in cui si trova a lavorare. E' ovvio che se la gente, da noi, con Zelig ride, il marketing vorrà riproporre sempre Zelig, perchè a loro altro non interessa che dare alla gente quello che la gente vuole e fine.
Se invece di chiamarci creativi, ci chiamassimo consulenti di comunicazione, pur facendo la stessa cosa, il rispetto per tutto quello che consigliamo avrebbe più peso e il nostro lavoro avrebbe un valore tangibile e riconosciuto.

Ce la facciamo a sentirci chiamare consulenti?
Oppure non riusciamo a rinunciare a quella scintilla che ci viene negli occhi quando diciamo di essere creativi.

Invito comunque le voci autorevoli che scrivono in questo blog ad essere di stimolo, a non invitare i giovani a lasciare il paese, siamo bravi, non dobbiamo cambiare il paese, non è questo il nostro compito, ma dobbiamo iniziare a presentare ai clienti poche proposte, anche due sole, ma lontane dal concetto "ok, questa è giusta...adesso pensiamone una che spacca", portiamone due che spacchino e basta.
Il cliente salta il processo creativo e sceglie tra ciò che vede, se vede solo quello che per noi è bello, al massimo lo rende carino, ma mai brutto.

Maestri, comportatevi come tali. Su sta testa.

Ted ha detto...

Max noi facciamo ben poco.
Piuttosto lasciami fare i complimenti al mio amico Jorg che da un paio d'anni ha scelto di andare a fare questo mestiere ad est, e proprio oggi si è portato a casa un silver al London festival con una bellissima campagna per Greenpeace, dopo il Grand Prix al Goleden Drum con H&S.
Un altro creativo italiano che va fuori e fa vedere quanto vale.

Anonimo ha detto...

bravi, andate tutti a lavorare all'estero. Così qui ci sarà meno concorrenza e meno lèche-cul.
Merci,
AL

Anonimo ha detto...

Tanti commenti per lamentarsi della qualità creativa nelle agenzie italiane e cosa si scopre? Che sono tutti scritti da creativi.

Non ho mai visto un cliente che puntando una pistola alla testa del creativo dice "fammi una brutta campagna". Siamo noi che ci sediamo, che non abbiamo voglia di innovare, che all'improvviso (da 20 anni) ci troviamo fuori dagli standard internazionali.
Usciti dall'agenzia stasera, fatevi una passeggiata e guardate le affissioni; leggete i titoli; osservate le impaginazioni; giudicate la qualità dell'idea.
Tutti questi creativi italiani di talento assoluto io non li vedo mica. Anzi la qualità media penso che sia piuttosto bassina.

Certo ce ne sono di bravissimi. Che difatti vincono premi, trovano lavoro all'estero, guadagnano molto e suonano con Elvis.
Quando cerchi lavoro nelle migliori agenzie del mondo mica controllano il passaporto. Guardano il portfolio.
Benigni ha vinto un Oscar, Ma non perché è italiano.
Franco-o-Franco di Zelig non ha vinto un Oscar. Ma mica perché è italiano.

Poi - e mi rivolgo ai direttori creativi che scrivono su questo blog - se quando se ne va un art senior molto bravo, prendete uno stagista appena uscito da accademia, certo che risparmiate. Ma poi non parliamo per favore di qualità.

Anonimo ha detto...

Rude ma efficace il commento di "anonimo".
Ai miei tempi, prima di fare una campagna ne spalavo di minchiate adesso, qualche anno di accademia e poi subito su gare internazionali e su brand importanti senza nessuna trafila.
Direi che i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

robyb ha detto...

Ted, se permetti un piccolo appunto:
quello che dici è vero.
Ma penso sia un discorso d'ambiente se paragoniamo i lavori esteri con i nostri. é un discorso di punte d'eccellenza, non di media.
Mi spiego: viaggio parecchio all'estero, per passione o altro. E mi diverto a guardare, quando posso, annunci stampa, affissioni, filmati, etc.
Ti posso assicurare sono mediamente più squallidi che da noi. In alcuni casi non posso paragonare il testo (es. se vado in Polonia perché non conosco una sola parola) ma si capisce benissimo l'idea e la sua realizzazione. E ripeto, la loro media (tranne che in alcuni paesi, inghilterra o stati uniti per esempio) è peggiore della nostra. A volte vedi filmati letteralmente squallidi. Più dei nostri. Lo so, è difficile da credere, ma se viaggiate un po' ve ne rendete conto.
Poi quando arriva Cannes ci danno il 6-0. Ma sono sono le punte dell'iceberg. Da loro sono molte di più. O almeno questa è la mia impressione.

Quanto all'anonimo 15:23:
il problema è proprio quello che ci costringete a far uscire. Sappiamo benissimo che là fuori c'è merda. Ma è quello che è uscito. Sarebbe diverso se uscissero le cose che voi clienti il più delle volte ci costringete a cambiare o rivoluzionare. é proprio questo il punto.

Auariù ha detto...

Perché deve essere tutto bianco o tutto nero?
Ti assicuro che i neo-creativi ne spalano di merda. Fortunatamente però, esistono dc lungimiranti che offrono ai PROPRI giovani opportunità per formarli, farli crescere e farli innamorare, ancora una volta, di questo lavoro.

Ted ha detto...

Concordo robyb. La penso anche io come te sulla media.

sal ha detto...

Io faccio parte dell' 1% che cerca di farsi le ossa e poi magari tornare in Italia. Io nn ho mai lavorato nel nostro paese, ma dai commenti che vedo, non rimpiango la scelta che ho fatto. La consiglio a tutti o almeno ai piu giovani. Lo so non e' semplice ma se davvero si vuole crescere e' necessario farlo in ambienti stimolanti. Io lavoro ad Amburgo alla Jung von Matt e qui quello che vogliono sono solo idee. Grandi idee. Poi se magari il cliente sceglie quelle meno creative, non fa niente perche' quelle buone in un modo o nell'altro vengono realizzate lo stesso.
Formandomi in questo modo, forse potro' dare un maggior contributo alla pubblicita' italiana. Ma un Domani magari. Non oggi.

Anonimo ha detto...

Bravo Sal. E bravo anche a The Ego, the big one.

Nicoruk ha detto...

the ego...
hai detto(scritto) la cosa piu intelligente da quando ti conosco!
:)

Hulk ha detto...

io son scappato.

Metaforicamente è dura e fa freddo. Ma preferisco stare al freddo che al calduccio dentro una bella vasca di merda. A me non è mai piacuta la merda.

Zorro ha detto...

Sarò schietto: in Italia siamo stupidi. E parlo della maggioranza.
Noi creiamo spot che comunichino alla gente, ma a che gente: gente che si picchia (quando va bene) per una partita di calcio. Gente che farebbe scoppiare i botteghini di Natale in culo ai lupi piuttosto che "il divo". Gente il cui sogno è fare il tronista oppure farsi il tronista. Gente che ride col bagaglino. Gente che conisidera la destra e la sinistra due squadre di calcio per cui tifare senza considerare i deficienti che ci giocano. Gente che si collega a internet solo per guardare i prono anche di giorno.

Cosa capirebbe questa gente di un reel di cannes o One show.
Riderebbe alla vista di un paio di tette, o della figa di turno e poi un mucchio di "Eh?" "Ah... è una marca di cioccolato?" "ma che schifo, un uomo con un buco in testa per delle caramelle, meglio la hunziker" "ma perchè nessuno usa le canzoni dei ricchi e poveri?"

kttb ha detto...

Molto d'accordo con questo post e gran parte dei commenti.
Berlusconi è assolutamente rappresentativo della realtà italiana. Così come le macchiette portate sullo schermo da Alberto Sordi erano rappresentative della nostra realtà negli anni cinquanta.
Il problema vero è che siamo rimasti fermi, l'attore è morto e la macchietta è diventata premier.
Ma evitiamo di lasciare il paese.
Perché rovinare anche il resto del mondo?
ciao a tutti

robyb ha detto...

x kttb

peché scrivi "evitiamo di lasciare il paese" quando tu stesso mi consigliavi (giustamente) di accettare qualunque lavoro all'estero?
Io concordo con il consiglio che mi hai dato allora, non con questo.

Ciao,
chi sai tu.

Anonimo ha detto...

@Sal,

ho visto il tuo profilo, lavori in Next? In Germania la situazione per il web è straordinaria. Ovviamente, il media è in piena crescita: investono molto più di noi. In più l'organizzazione è teutonica. Proprio quell'organizzazione che molti qui disprezzano, reputandola pallosa e schematica. In bocca al lupo e complimenti per la tua esperienza :)

Sarà che in Germania, come in molti altri paesi investono. Oppure che non esistono i contrattini a progetto, i freelance vengono remunerati regolarmente e chi non lavora non fa all'amore ecc. Eh sì si finisce lì. Ma tanto è uno specchio riflesso.
Forse sarà anche che non siamo considerati: ci amano, ma non ci stimano, figuriamoci a Cannes.
Allora che si fa?
Da dove si inizia? Dalla piazza o dall'agenzia?
Altrimenti non ci lamentiamo :)


Mr. Becks

Yogasadhaka ha detto...

La cultura italiana favorisce il conformismo e l'obbedienza gerarchica. I talenti riescono ad emergere facilmente solo nei campi nuovi (ad esempio la pubblicità televisiva negli anni 80 o Internet intorno al 2000) o nelle situazioni di rottura (i due dopoguerra).

Quando i settori si consolidano, i diversi sistemi di potere serrano le fila per escludere i talenti che non si conformano.

kttb ha detto...

@Roby
Ti consigliai un'esperienza all'estero perché tu sei giovane e puro.
Io sono vecchio e (scusa la tautologia) corrotto.
;)

Anonimo ha detto...

Gianni,
concordo pienamente.

Mr. Becks

sal ha detto...

X Mr Becks:
ti ringrazio. Il fatto e' che qui investono in idee. Dove lavoro nn si fa solo web ma tutte le idee piu strane e innovative. Si sperimantano nuovi media e si cercano nuovi modi di comunicare. Ho l'impressione che in Italia manchi proprio il coraggio di sperimentare. e di cercare cose nuove. Spero davvero che le cose cambino presto.

Anonimo ha detto...

quanto vi parlate addosso.

il mondo delle pubblicità in italia(non so all'estero), si è ridotto ad un triste immobile solitario piagnucolio di massa, che tocca il suo massimo dinamismo con i pettegolezzi del giorno.

ecco tutto il tempo tolto all'innovazione e alla ricerca.


si fotta la corporazione intera della pubblicità, si fottano le agenzie e i premi (che non se ne po più davvero).

Ted ha detto...

E' quello che stiamo facendo da tempo.

Anonimo ha detto...

@Sal,

conosco un po' il tipo di ambiente, e in Germania ci sono capitato spesso, soprattutto ad Amburgo. La tua è un'agenzia dove investono molto nei nuovi media e nelle forme alternative. Da quel che so, anche rimettendoci in termini di budget: investimento a lungo termine. Proprio quello che qui manca.
Divertiti nell'impero di Glashuttenstrasse, tanto non ti perdi niente, a parte il sole e la pappa buona.

Salù

Mr. Becks

sal ha detto...

Mr Becks
hai pienamente ragione. Ma dimmi hai lavorato anche tu qui???? se ti trovi da queste parti mandami un messaggio.

ciao
Sal

Anonimo ha detto...

@Sal,

no, non ho lavorato lì, ma ci sono andato vicino però.
Mi contattarono per il classic, circa un anno fa, ma non si concretizzò. Avevo mandato cv e portfolio.
Penso che la tua sia una di quelle agenzie "aperte di mente": accolgono molti creativi di diverse nazionalità, a differenza di altre sigle internazionali, che lavorano esclusivamente in lingua madre. E questo è un bel presupposto.
Ottimo anche il servizio di recruitment (quello un po' di tutte), ti rispondono quasi sempre, per l'80% dei casi. Nulla a che vedere con la nostra patria che - a parte pochi - non ti si cagano nemmeno se gli fai un guerrilla dentro la loro tazza del cesso e gli stampi due occhi sulle natiche, in modo da far ridere la loro girl fino al giorno dopo.

Quanto alla Germania, ci vado spesso. Mi piace il posto e ci sono alcune città davvero interessanti. C'è molto da vedere.
Mangiati un churry wurst a monckenberg strasse alla faccia mia (c'è un carrettino che li fa buoni) :)
Se ripasso dalle tue parti ti farò una voce sicuramente.

Un saluto

Mr, Becks

Anonimo ha detto...

@Sal,

no, non ho lavorato lì, ma ci sono andato vicino però.
Mi contattarono per il classic, circa un anno fa, ma non si concretizzò. Avevo mandato cv e portfolio.
Penso che la tua sia una di quelle agenzie "aperte di mente": accolgono molti creativi di diverse nazionalità, a differenza di altre sigle internazionali, che lavorano esclusivamente in lingua madre. E questo è un bel presupposto.
Ottimo anche il servizio di recruitment (quello un po' di tutte), ti rispondono quasi sempre, per l'80% dei casi. Nulla a che vedere con la nostra patria che - a parte pochi - non ti si cagano nemmeno se gli fai un guerrilla dentro la loro tazza del cesso e gli stampi due occhi sulle natiche, in modo da far ridere la loro girl fino al giorno dopo.

Quanto alla Germania, ci vado spesso. Mi piace il posto e ci sono alcune città davvero interessanti. C'è molto da vedere.
Mangiati un churry wurst a monckenberg strasse alla faccia mia (c'è un carrettino che li fa buoni) :)
Se ripasso dalle tue parti ti farò una voce sicuramente.

Un saluto

Mr, Becks

robyb ha detto...

@ mr Becks

Scusate se mi intrometto, mi ha colpito il discorso 80%. è vero: ed è un segnale della mentalità italiana, dove la maggior parte dei direttori di qualunque azienda, agenzia, associazione, locale, bar dello sport, etc. crede che la risposta sia un privilegio.
Vi racconto un aneddoto: mesi fa, prima di partire per le ferie, ho provato a mandare una mail alla corrispondente adci del paese che avrei visitato per chiedere i recapiti delle agenzie e i nomi dei dc. Scrissi una mail da cazzone, ma veramente da gran cazzone, al punto che io stesso, dopo 10 minuti dall'invio mi dissi che "se io fossi al posto di chi la riceve, non so se risponderei".
Dopo 3 ore (non 20 giorni!) mi rispose il segretario dell'associazione: mi disse che la mail era simpatica e che mi avrebbe dato i nomi e i recapiti, scoraggiandomi però sul fatto che la lingua inglese fosse utilizzata da loro in pubblicità (sul luogo constatai che era vero). Per questa e altre ragioni lasciai perdere e non provai a contattare nessuno.
Ma questo rende l'idea dell'Italia.
La stessa cosa la raccontai a un dc che conosco, fece un'osservazione giusta: all'estero addirittura non è insolito vedere annunci di ricerca di un nuovo posto di lavoro da parte di professionisti affermati sui quotidiani. Da noi sarebbe considerato uno sfigato perché non ha conoscenze. é proprio una questione di mentalità.
Ora la chiudo qui, avrò già annoiato abbastanza.

Ciao

Yogasadhaka ha detto...

Confermo al 100% quando appena scritto da RobyB.

Anni fa mi proposi come agente a un amico illustratore, bravissimo e di grandissimo talento. Per promuoverlo elaborai un mailing alle agenzie di Milano. Con moltissime esitazioni l'illustratore mi diede l'ok all'operazione, ma solo per un "test". Il test generò alcune risposte interessanti, ma l'amico preferì fermare tutto perché un suo conoscente osservò che "così sembrava che lui avesse bisogno di lavoro"... :-)

Anonimo ha detto...

Scusate per le due versioni della risposta a Sal, mi dava Google error quando inviai la prima.
Comunque:
partiamo dalla mentalità allora, mettiamoci in ballo tutti, creativi e direttori creativi compresi. Ok? Che ne dite? O siamo perfettini e intoccabili? Un po' di autocritica.

Mr. Becks

Anonimo ha detto...

...ma che ne so...qualcuno si lamenta dei giovani lanciati subito su gare internazionali, poi si dice che l'Italia è un paese vecchio. Vorrei solo segnalare che la United e la DLV da sempre utilizzano giovani di Accademia anche per i progetti più importanti e non mi sembra che la qualità dei propri lavori sia così bassa.
Dax82

paolo ha detto...

ma non è che magari, dico solo magari, il messaggio di stato su facebook in questione è solamente un tantinello autoironico?

Ted ha detto...

Lo escludo.