domenica 9 novembre 2008

Un ottimo copy è anche un buon art? Un grande art è anche un buon copy?



Lasciando per un attimo da parte l'ovvia e già obsoleta riflessione che vuole il creativo contemporaneo non troppo vincolato al suo ruolo di copy o art, quanto piuttosto creativo tout court, mi sono tuttavia sempre chiesto (e per quanto mi riguarda, risposto) se nel bagaglio che accompagna un ottimo esponente di questa categoria non ci debbano anche essere un po' degli indumenti della sua altra metà. Per me sì. Un art eccellente è ancora più bravo se ha una sua opinione copy autorevole, o un talento nella scrittura. I migliori art che ho incontrato in vita mia erano più bravi di tanti copy nel fare un titolo. Allo stesso modo un copy dotato di gusto e cultura visiva immaginerà meglio anche le cose che scrive, e saprà meglio come indirizzarle. Sono due sfumature, assolutamente secondarie rispetto al talento che serve per immaginare un'idea, però esistono e volevo dargli il giusto spazio: quello di un post domenicale letto, si prevede, da 111 persone.

Elvis has left the bulding.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

E' un tuo layout, Ted??

Ted ha detto...

Magari, se fosse mio sarei felice e lo rivenderei domani stesso: è di Basquiat.

Anonimo ha detto...

il profumo del giallo sa di musica funk...
senza i presupposti da te perorati sarebbe una tristA realtà

1731975@gmail.com ha detto...

Secondo me sollevi un problema piuttosto grande per le nostre agenzie. Sempre più spesso si tende a confondere la figura dell'art director con un mero esecutivista dell'annuncio. Questa moda è nata forse perché ci sono meno spazi e posti di lavoro, o magari perché conviene unire le due figure, tanto che si assumono art director, ma li si trasforma in macchine da compilazione annuncio o da btl.
Il risultato è un modello di coppia creativa dotate di un solo cervello (spesso presuntuoso, perché i copy sanno esserlo) che ama giocare con virtuosismi linguistici ma che tende a dimenticare l'obbiettivo reale del mestiere: comunicare, a volte anche senza parole. - 1731975

Jason Lezak ha detto...

Dubitate gente. Dubitate di un art o di un copy che ragiona a compartimenti stagni, diffidate di un direttore creativo che si aspetta tutto questo. Scappate invece se lo stesso direttore creativo si meraviglia di un art che scrive o di un copy che disegna. Una mente pensante ha bisogno di immagini e parole, e tutto questo succede da sempre, da millenni prima che il mondo ha iniziato ad aver bisogno della pubblicità. Ho visto con i miei occhi un componente della coppia creativa mascherare ignoranza dietro l'espressione "non sono un art" o "non sono un copy".

Anonimo ha detto...

copy e art separati sono una cosa vecchia (anzi disbanded, così come ne erano i ruoli, ognuno nella sua stanza) e che non ha più senso. a proposito... chi mi traduce bene il senso di quello che ha scritto basquiat?

Anonimo ha detto...

Ted come sempre dimostri grande saggezza.
E se posso fare un passo avanti:
non solo il copy deve essere un po' art e viceversa, ma il creativo deve saper essere un po' account e viceversa.


AA

Auariù ha detto...

Secondo me è ci sono limiti solo di tecnica e di esperienza. Se le scuole, le accademie e i vari master dessero un bagaglio più o meno completo ai giovani, magari senza etichettarli come art o copy ma semplicemente come creativi, ci sarebbero in giro coppie solide e con tanti stimoli in più.
Detto ciò, metti l'art e mettilo da part.
Wuahahaha.

Auariù ha detto...

*Secondo me ci sono (...)
*Detto ciò, prendi l'art (...)

Ted ha detto...

AA, quello è sottinteso e necessario.

luca scotto di carlo ha detto...

oh, che bella discussione. ma voglio andare un po' controcorrente, perché dietro questa apparente democratizzazione e liberalizzazione della coppia ogni tanto trovi il copy che fa vergognosi errori non tanto di grammatica ma di sintassi e costruzione della frase (quindi probabilmente non legge libri, ma solo blog: e questo per me è un problema) o l'art che continua a rifare lo stesso layout archive-style (che palle!), foto rigorosamente al vivo, marchiettopiccoloinbassoadestra, atmosfere tristi e cupe da europa dell'est pre-caduta muro, e simili. ecco, un po' troppa presunzione e un po' troppo poche novità. e soprattutto, poca, pochissima autocritica.

Anonimo ha detto...

luca, controcorrente come le palline di sony bravia? Che bello quello spot. Colorato e allegro. Come deve essere le fabuleux destin de la pub.
In Italie si legge poco? Ma chi l'ha detto! Harry Potter è un libro stravenduto. per esempio.

L has left the train.

Anonimo ha detto...

http://dailymotion.alice.it/video/xubbn_spot-sony-bravia-palline-full-versi_ads

luca scotto di carlo ha detto...

x anonimo:

ovviamente non voglio generalizzare, odio chi generalizza. e sono anche un sostenitore dei giovani creativi, puoi chiedere conferma. purtroppo la pubblicità è figlia della cultura del proprio paese e in questo particolare periodo storico, la cultura bisogna andarsela a cercare. spesso scavando tra le macerie.

Anonimo ha detto...

"quindi probabilmente non legge libri, ma solo blog".

Luca hai sempre ragione.

Charlie.

Auariù ha detto...

Hai ragione Luca.

Anonimo ha detto...

concordo in pieno. Ironizzavo su Henry Potter in effetti.
io credo comunque nel valore di quella piccola produzione di cultura, quella dei piccoli numeri, quella che, come giustamente affermi, bisogna andarsela veramente a cercare. quella che fa la vera differenza e che, nel tempo, può produrre il vero cambiamento.

Anonimo ha detto...

sorry ero su Henry Bergson e hoops! andavo di fretta.
L has left the disbanded building.

francescos ha detto...

Ho avuto un art sceneggiatore tecnicamente più bravo di me nello scrivere un trattamento e capace di farlo in inglese, meglio del regista a cui lo sottoponevamo. Io invece, da ex-disegnatore gli suggerivo soluzioni visive e fotografi che non conosceva.
Ma conoscere il mestiere del partner non basta. Il vero nemico delle idee oggi sono i format imperanti, una volta frutto dell'innovazione (tanto e tanto tempo fa), oggi frutto dell'abitudine.

fabio ha detto...

... forse copy, o art ci si nasce. ed é poi che si diventa...creativi?_f

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo con il fatto che i creativi italiani non leggano.

Luca, capisco quel che dici. Magari essendo un massimo responsabile creativo, ti capitano aspiranti copy che scrivono male, non curando lo strumento di trasmissione delle idee. Questo perché dopo aver fatto l'università (o durante) capiscono che al giorno d'oggi è meglio fare il creativo, piuttosto che lavorare il banca o alla posta (luogo comune, lo so): massima espressione, lavoro apparentemente poco stressante, musica on demand, ecc (penso che sia successo a tutti noi, no?). Oppure, con Photoshop non sono un mostro, after effect per il video non lo so usare, proviamo col copy, tanto non ci vogliono corsi specialisti.
Bisogna ammettere però che quando si comincia ad evere 2-3-4 anni di esperienza, se ci sei arrivato, vuol dire che hai saputo scrivere correttamente quasi tutto quello ti è capitato tra le mani. E questo perché l'ambiente ha tirato fuori lo scribacchino che era in te, ma soppresso prima d'ora a causa della sintesi televisiva e grafica.

Tornando al thread, la pubblicità la fanno le idee, almeno secondo me. La cultura delle immagini è sempre più forte e la gente che legge una bodycopy, non vuole calarsi nella parte come fosse un romanzo, al giorno d'oggi. Alla gente gli rode, oggi ci sono i problemi :)
Meglio un Archive originale (non copiato), meglio una copyhead super, meglio tutto purché sia una novità.

Mr. Becks

Anonimo ha detto...

Che mi dite degli account creativi? Fichi, no?

Ted ha detto...

Gli unici sopravvissuti della specie.